Il sindaco di Castrofilippo, Salvatore Ippolito, arrestato durante la notte con l’accusa di associazione mafiosa, “incontrò l’ex capo di Cosa nostra Agrigentina, Giuseppe Falsone”, catturato in Francia il 25 giugno dopo undici anni di latitanza.
Lo ha reso noto, il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Vittorio Teresi, nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare i particolari dell’operazione antimafia “Family”, che ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui il sindaco.
“Il sindaco – ha detto il magistrato – è sempre stato organico a Cosa nostra ed è stato eletto proprio per la sua affiliazione con la famiglia mafiosa del paese comandata dall’ottantacinquenne Antonino Bartolotta”.
Ecco i nomi degli arrestati:
Salvatore Ippolito, 54 anni, sindaco di Castrofilippo.
Angelo Alaimo, 63 anni;
Angelo Alaimo, 53 anni;
Antonino Bartolotta, 85;
Giuseppe Arnone, 53 anni.
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La DDA di Palermo ha già diramato una dettagliata informativa alla Prefettura di Agrigento, che con ogni probabilità scioglierà il comune di Castrofilippo per infiltrazione mafiosa.
“Gli arresti del sindaco di Castrofilippo e di alti quattro uomini, tutti accusati di complicità con cosa nostra agrigentina guidata dal boss Falsone, confermano ancora una volta quanto siano importanti gli interessi della mafia nella grande distribuzione organizzata, così come denunciato da Legambiente nell’ambito degli ultimi rapporti ecomafia”. A dichiararlo Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, che continua: “Già l’ex capo della mafia agrigentina, Di Gati, aveva chiarito quali fossero gli interessi di Falsone nella realizzazione del centro commerciale Le Vigne a Castrofilippo. Gli arresti odierni colpiscono, quindi, gli amministratori che hanno favorito la realizzazione di quel centro. Senza volere criminalizzare un intero settore commerciale – prosegue Fontana – riteniamo, però, indispensabile che venga bloccato il proliferare incontrollato di grandi strutture commerciali che, troppo spesso, nasconde fenomeni di riciclaggio di denaro sporco, favoriti da pubblici amministratori che, sovente, non puntano ad un equilibrato sviluppo del proprio territorio, ma, anzi, lo svendono, alimentando un sistema di corruttele.
Gli ultimi due governi Lombardo si erano impegnati a mettere un freno a tutto ciò, con la predisposizione di atti deliberativi che, però, non sono mai stati approvati. Nel frattempo le autorizzazioni di grandi centri commerciali sono arrivati quasi ad un centinaio. Chiediamo, quindi, – conclude Fontana – che il quarto governo Lombardo dia un segnale di discontinuità rispetto al passato e che mantenga gli impegni presi”.











