Quest’anno la vendemmia sembra far registare un trend negativo. A detta di molti produttori il raccolto non è stato dei migliori e la raccolta dell’uva non ha fatto registrare i frutti sperati. “ Ad inizio anno le previsioni davano un raccolto migliore sia sotto il profilo della qualità che della quantità – commenta Massimo Belsegno, imprenditore agricolo – ma l’annata enologica in corso è stata tutt’altro che positiva. La nostra Sicilia segue le sorti dell’intera Nazione con alcune differenze che vale la pena analizzare.

Le perdite che ha fatto registare il mercato dell’uva da vino vanno ben oltre la media nazionale. Si arriva ad un calo del 50 % mentre la media nazionale è del 30%, per un chilogrammo di uva da vino si ricava solo qualche centesimo.


Bisognerebbe portare avanti progetti importanti come tipizzazione dei nostri raccolti e creare un’uva con Denominazione d’origine controllata che dovrebbe racchiudere la Valle del Templi e i territori di Caltanissetta e Canicattì. Il grido di allarme sta provocando seri problemi che, aggiunti a quelli già esistenti, possono diventare devastanti per tutta l’economia siciliana”. I quantitativi di uva prodotta, secondo esperti del settore, saranno inferiori rispetto allo scorso anno.

Nel 2009, sono stati circa 650 mila i quintali di uve raccolte. Quest’anno invece si dovrebbe arrivare a 500 mila quintali. “Non sono mancati i problemi relativi alla presenza di parassiti – conclude l’ imprenditore agricolo – solo grazie ad accurati e tempestivi interventi siamo riusciti a limitare i danni”. Altri imprenditori del settore chiedono un serio intervento politico in modo da tutelare i vini pregiati riqualificandoli. In pratica si chiede che i vini che garantiscono una certa qualità, come ad esempio il Nero d’Avola, siano imbottigliati in Sicilia, cosa che a tutt’oggi non avviene.