Da gennaio 2011 i sacchetti di plastica dovrebbero sparire da negozi e supermercati. Un contributo significativo per l’Ambiente. In Italia siamo stati capaci di consumare ogni anno il 25% dei sacchetti di plastica dell’intera Europa e un ventesimo della produzione mondiale. Qualcosa come 300 sacchetti a testa, quasi uno al giorno, bambini compresi. Nel nostro paese circa 200 comuni hanno già messo fuorilegge i sacchetti di plastica nel proprio territorio. Il passaggio ai nuovi contenitori ecologici si tradurrà in una significativa riduzione dell’impatto ambientale. I numeri del “disastro-sacchetti” sono infatti da capogiro. In Italia si sono finora utilizzate oltre 200 mila tonnellate di buste di plastica all’anno, per fare le quali sono occorsi ben 400 mila tonnellate di petrolio. È come dire che quando questo cattivo uso di risorse finirà, sarà come se 50 mila auto avessero smesso di percorrere 90 mila chilometri l’anno. L’elenco degli orrori ambientali non sarebbe completo se non si ricordasse la triste eredità che lasciamo ai nostri discendenti. Perché anche dopo, una volta finite nei rifiuti, le buste di plastica non smettono di fare danni, dal momento che ci vogliono 400 anni perché un sacchetto sia completamente smaltito. Dal 2011 arriveranno in negozi e supermercati le buste degradabili al 100%, composte prevalentemente da derivati dell’amido di mais, che offrono il vantaggio di dissolversi dopo l’uso in breve tempo, evitando di rilasciare agenti inquinanti. Senza contare poi i bassi costi per produrli e per di più con fonti rinnovabili: a fronte dei 100 kg di petrolio necessari per produrre 1000 sacchetti di plastica, per sfornarne 1000 biodegradabili serviranno 5 kg di mais e 5 litri di olio di girasole. Pure i commercianti sono chiamati a fare la loro parte a favore dei sacchetti biodegradabili. Anche perché sono previste sanzioni per quanti non dovessero adeguarsi alla normativa. La vecchia borsa per la spesa può essere una terza via? Sì: a patto di lavarla. È ormai accertato che le borse ecologiche possono facilmente diventare ricettacolo di batteri e potenziali “camere” di contaminazione per gli alimenti appena acquistati. Secondo uno studio del 2009 della Canadian Plastics Industry Association tre borse riutilizzabili su cinque avrebbero un’elevata carica batterica e due su cinque sono ricche di lieviti e/o muffe. Non solo. Uno studio congiunto delle Università dell’Arizona di Tucson e della Loma Linda University in California ha preso in esame le borse usate da cittadini di Tucson, Los Angeles e San Francisco per fare la spesa. I risultati sono stati tali da destare più di un timore. Mentre le borse nuove non presentavano alcuna carica batterica, metà delle borse riutilizzabili sono risultate contaminate da colibatteri fecali e altri batteri. Batteri, si è premurata di sottolineare la ricerca, presenti in quantità sufficiente per creare problemi di salute, in particolare ai bambini. Un problema, dunque. Ma di facile soluzione. Per utilizzare in tutta sicurezza le sporte utilizzate per trasportare i cibi basta lavarle spesso, come del resto si fa con canovacci e spugne usati in cucina. Un lavaggio settimanale a mano o in lavatrice è sufficiente per eliminare ogni rischio.


















