Cari colleghi sindaci, cari Sovrintendenti ed Assessore Regionale ai Beni Culturali, l’idea di mettere a punto un itinerario relativo alla Bella Pittura Siciliana del ‘600 e ‘700, per me è naturale, in quanto vivo, come molti di voi, immerso in uno dei tanti giacimenti culturali siciliani, Racalmuto.
I miei ricordi mi trascinano lontano, quando penso al mio concittadino, il pittore vissuto nel ‘600 che si faceva chiamare il Monoculus Racalmutensis, Pietro D’Asaro.
Se poi, evoco una riuscitissima mostra risalente al 1984, dedicata proprio a Pietro D’Asaro, fortemente voluta da un altro mio insigne concittadino, lo scrittore Leonardo Sciascia ed organizzata dalla Regione Siciliana, il banale lampo di genio viene subito fuori.
Perché non organizzare tutti quanti assieme un evento, dedicato appunto ai nostri tesori della pittura, valorizzando e promuovendo le tele disseminate nelle nostre Chiese o nei nostri Palazzi e risalenti, in modo particolare a due secoli, ‘600 e ‘700 che tante testimonianze artistiche ci hanno lasciato?
L’idea sarebbe quella, tutta da concertare, di sovraesporre in maniera mediatica i nostri scrigni, con proiezioni relative a tutto il patrimonio pittorico siciliano che noi custodiamo, in ogni singolo paese interessato.
Contestualmente, il visitatore, visitando i vari centri interessati, potrà prendere visione ed apprezzare non solo le opere pittoriche dal vivo, ma, accostate ad esse anche le immagini virtuali di tutte quante le altre tele che faranno parte del contesto della nostra rassegna, in modo tale da avere, ed è il caso di dirlo, un quadro d’insieme, dell’intero itinerario pittorico siciliano.
In altri termini, si tratta di fare squadra e di fare sintesi, rispetto ad un patrimonio da far conoscere ed ammirare ovunque, sia direttamente che a livello virtuale.
Vogliamo far cominciare questo nostro tuffo nella pittura siciliana con Antonello da Messina e poi, a seguire, dalle rapide scorribande nell’isola, a Siracusa o Messina di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio?
L’emulazione di Caravaggio, il più grande genio della pittura, forse di tutti i tempi, dà la stura al cosiddetto Manierismo.
Ed anche da noi abbiamo il nostro bravo caposcuola, il pittore toscano Filippo Paladini, stabilitosi proprio in Sicilia.
La cerchia dei pittori in cui si colloca il racalmutese Pietro D’Asaro è questa, grosso modo, con al suo interno Giuseppe Salerno e Gaspare Vazzano, noti ambedue con il nome di Zoppo di Gangi.
Addirittura il compianto Padre Biagio Alessi scoprì che il figlio di Gaspare Vazzano, sposò la sorella minore del D’Asaro.
Pietro D’Asaro, era, come sappiamo, privo di un occhio, tant’è che per questo motivo amava firmarsi, Monoculus Racalmutensise, per un pittore, avere un occhio solo, dovette essere un bel guaio.
In compenso non gli mancava una certa beffarda ironia.
Scherzo della sorte, oltre ad essere discepolo dello ‘Zoppo di Gangi’, come abbiamo rilevato, i due diventarono pure parenti e,comunque, tra maestro ed allievo si stabilì uno strano sodalizio di menomati.
Il mezzo Orbo di Racalmuto e lo Zoppo di Gangi, ci risero pure sopra, riguardo a questi loro handicap, esaltati e sublimati, nei loro nomi d’arte.
Quando si dice che non sono tanto i pregi, bensì i difetti a far conoscere le nostre virtù!
E nel Settecento il Provenzani di Palma di Montechiaro, Fedele da San Biagio o Fra Felice da Sambuca, lasciarono ulteriori preziosi segni di quella bella pittura, ispirata da nobili sentimenti, sia a Racalmuto che in giro per la Sicilia, ad ulteriore suggello degli ideali percorsi di una temperie artistica, figlia delle committenze sia religiose che laiche.
E così chiese, conventi e palazzi, vennero riempiti con quei prodotti artistici, la cui provenienza è riconducibile, come ben sappiamo, ad un coacervo di meditazioni culturali e di variegate civiltà che riuscirono ad attecchire, crescere e svilupparsi in questo nostro sacro triangolo di rara bellezza.
Tanto per rimanere in tema di Identità Siciliana, così come è stato anche ribattezzato l’Assessorato Regionale ai Beni ed alle Attività Culturali, non è forse nelle arti, quelle plastiche, pittoriche, figurative che possiamo rinvenire la sfolgorante e meravigliosa immagine della nostra terra?
Con la presente lettera si è iniziato un percorso con tutti i Comuni interessati, da quelli dell’agrigentino, quali Palma di Montechiaro, Sambuca o San Biagio, o del palermitano, quali Gangi, per esaltare le nostre bellezze pittoriche ed offrirle nel miglior modo possibile ai turisti ed ai visitatori.
L’operazione culturale rientra nell’ottica del recupero dell’Identità Siciliana.
Pensiamo che Antonello da Messina ed il Caravaggio, accostati ai loro bravissimi emulatori che hanno impreziosito tutti le nostre città ed i nostri paesi siciliani, riempiendo anche di tesori tutte quante le nostre chiese, sono e rappresentano la vera carta d’identità siciliana.
Pensiamo oltre che al Monoculus Racalmutensis, alias Pietro D’Asaro, agli Zoppi di Gangi, a Filippo Paladini, al Provenzani di Palma di Montechiaro, a Fra Fedele da San Biagio od a Fra Felice da Sambuca.
Salvatore Petrotto

















