È allerta nel Pd per l’attentato incendiario contro la sede del partito, a Palermo, a pochi metri da un commissariato di polizia. Qualcuno nella notte ha gettato benzina sul portone del palazzo in via Bentivegna, solo la presenza di un gradino ha impedito alle fiamme di propagarsi nell’androne dove erano accatastate carte e volantini, mentre la fuliggine ha raggiunto il primo piano, quello degli uffici.
Sul marciapiede e sulla saracinesca è stata lasciata la scritta R.B., con la falce e il martello tra le due lettere disegnate con vernice rossa. Il segretario regionale, Giuseppe Lupo, ha presentato una denuncia alla polizia che indaga soprattutto negli ambienti degli antagonisti e della sinistra estremista.
L’attentato ha suscitato sdegno e preoccupazione nel mondo politico, a destra e a sinistra. Pierluigi Bersani ha subito telefonato ai dirigenti siciliani manifestando la vicinanza del partito, mentre il governatore Raffaele Lombardo ha bollato l’attentato come “un’azione scellerata che evoca scenari eversivi”. Solidarietà al Pd è stata espressa dal presidente del Senato, Renato Schifani.
Nel mirino della Digos è finita la rete Red block, movimento antagonista per la ricostruzione del partito comunista, che ha partecipato alle manifestazioni studentesche contro la riforma dell’università, rivendicando nel suo blog l’assalto, lo scorso 22 dicembre, alla sede della Presidenza della Regione, l’incendio di cassonetti durante gli scontri con la polizia e gli attacchi simbolici a banche, libreria Mondadori e Rinascente, imbrattati di vernice. In un comunicato del 24 dicembre, pubblicato sul sito, i Red block definiscono Pd e Cgil “partiti e sindacati istituzionali (leggi di regime) anche di falsa sinistra”. Un esponente dei Red block dichiara però che il movimento non c’entra nulla con l’attentato incendiario.
“Non abbiamo sigle. Non ci firmiamo R.B. Noi siamo Red block” spiega il militante che preferisce rimanere anonimo.
Giuseppe Lupo ritiene che l’incendio “non sia opera dei ragazzi che manifestano democraticamente le loro idee”, riferendosi agli studenti, anche se giudica l’episodio segno di “una tensione sociale crescente”.
Per il capogruppo del Pd all’Assemblea regionale, Antonello Cracolici, l’attentato “è opera di balordi organizzati” mentre esclude che le polemiche interne al partito, sull’appoggio o meno al governo Lombardo, possano avere alimentato un clima di odio. “Nel Pd si discute, si litiga anche ma in maniera democratica – dice – Mai nessun episodio di violenza, tuttalpiù il confronto accesso potrebbe sfociare in qualche schiaffone, non credo che si arrivi alla benzina”.
Poi collega l’incendio all’assalto contro il Palazzo della Regione siciliana e al lancio di oggetti contro la Questura, durante la manifestazione studentesca del 22.