Il boss Giuseppe Falsone sostiene di essere povero. I giudici, però, non gli credono e gli negano il cosiddetto gratuito patrocinio, quell’istituto che garantisce ai cittadini che non possono permetterselo di scegliersi un avvocato e farlo retribuire dallo Stato. L’ex capo di Cosa Nostra agrigentina si è visto negare in diverse circostanze l’istanza di ammissione al beneficio. L’ex latitante di Campobello di Licata, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio (a suo carico anche altre condanne per mafia e traffico di droga) è stato arrestato a Marsiglia il 25 giugno. L’estradizione dalla Francia in Italia è avvenuta alla vigilia di Ferragosto. Da allora ha iniziato a difendersi e ha nominato come legale di fiducia l’avvocato Giovanni Castronovo. Falsone ha chiesto di potere usufruire del beneficio del gratuito patrocinio. E ha dichiarato di avere percepito, per l’anno 2009, un reddito pari a “zero” e di essere l’unico componente del nucleo familiare. Una legge, solo in parte rivista dalla Corte costituzionale, obbliga però l’imputato mafioso a dimostrare il suo stato di “non abbienza”.
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