Riceviamo e integralmente pubblichiamo una mail di una nostra lettrice di Campobello di Licata ma residente fuori.

Gentile redazione di canicattìweb
sono un’assidua lettrice della vostra testata online, una delle pochissime fonti per avere notizie sul mio paese di origine. Non vivo a Campobello da diversi anni e, come credo succeda a molti, la lontananza ha rafforzato il legame con la mia terra.
Ho sempre pensato che il miglior modo per analizzare una situazione sia dal di fuori: distacco, visione d’insieme e lucidità. Volevo condividere con voi, alcune riflessioni.
Analizzando la situazione campobellese dal di fuori (e in parte anche grazie al vostro spazio web), non ho potuto che constatare lo smarrimento politico, sociale, economico e culturale in cui versano i miei concittadini. Sono tutti contro tutti, non c’è spirito di coesione e collaborazione, c’è una diffidenza dilagante e un’ambiguità avvilente. Ogni iniziativa viene vista con sospetto, ergendo reti di complotti politici anche quando non ve n’è nemmeno l’ombra.

Prendo come esempio il gruppo Pro-Campobello, che ho avuto modo di seguire sin dagli albori.
Il fondatore del gruppo, Marco Abbruscato con la politica non ha mai avuto niente a che fare. Eppure, sin dall’inizio, tantissimi campobellesi hanno gridato l’allerta alla strumentalizzazione e alla politicizzazione, limitando nei fatti quei personaggi (pochissimi) politici che avrebbero voluto aiutare concretamente poiché accusati di strumentalizzare quei giovani che stanno cercando di smuovere le acque chete del mio paese, e di contro hanno ignorato senza indignarsi tutti gli altri personaggi politici che se ne sono altamente fregati degli appelli e delle iniziative del gruppo.
È stato irritante vedere quante parole e quanto tempo sono stati spesi dai promotori del gruppo per rispondere ad attacchi sconsiderati, illazioni e accuse.

I ragazzi della Pro-Campobello hanno già evidenziato abbastanza il degrado della città, frutto non solo della noncuranza dell’amministrazione pubblica, ma anche dell’inciviltà di alcuni ragazzini allo sbando, hanno acceso il dibattito sulle questioni che riguardano la piscina comunale, la raccolta differenziata e altri argomenti, di cui si è ampiamente discusso nel gruppo e negli spazi messi a disposizioni dalla redazione di canicattìweb.

Un altro dato allarmante e insolito a Campobello è la quasi totale assenza di luoghi di “cultura”. Mi riferisco a librerie e negozi di dischi, ad esempio. A quindici anni, il mio bisogno famelico di conoscenza, mi portava a mettermi da parte più soldi che potevo e, una volta ogni due mesi, fare una spedizione a Palermo o a Caltanissetta per comprare libri e dischi, proprio perché a Campobello era IMPOSSIBILE (pirateria musicale a parte).
È normale che in un paese ribattezzato “Città d’arte” ci siano decine e decine di bar, pub, ristoranti, sale scommesse, ma non esistano nemmeno una libreria e un negozio di dischi?
Probabilmente per molti questo non è un problema importante, ma ricordiamoci sempre che la cultura e il sapere sono gli unici mezzi che abbiamo per poter usufruire appieno della libertà di scelta. Un popolo ignorante non è un popolo libero.

Io credo che i miei concittadini debbano provare a rivedere le priorità della comunità campobellese. Il nostro paese ormai è in uno stato di impoverimento generale (economia, cultura, civiltà, politica) ed è obbligo di ognuno prendersi le proprie responsabilità, mettere da parte i pregiudizi e le sterili polemiche, rimboccarsi le maniche e risollevare Campobello.

È un appello a tutti e, in primo luogo, alla pubblica amministrazione che, a mio avviso, ha deluso gran parte del suo stesso elettorato, poiché impantanata in rocambolesche prove di equilibrismo e rimpasti, senza un progetto concreto, solido e continuo.

Rosa L.