Se vi capiterà in questi giorni d’estate di visitare Campobello di Licata, magari per trascorrere qualche ora spensierata tra amici, in uno dei tanti accoglienti locali per gustarvi un gelato, una pizza, bere un cocktail o una semplice bibita dissetante, seduti all’aperto in qualche caratteristica piazza adornata ed arricchita con gusto da monumenti vari, ed a un tratto vi sembrerà che qualche statua inizi a camminare, non abbiate paura, no non avete le traveggole, neanche qualche miraggio dovuto al sole che avete preso in mattinata o si tratta di allucinazioni, avete semplicemente avuto modo di incontrare ed ammirare ( è proprio il caso di dirlo ) un ragazzone con un fisico da paura, che dall’alto dei suoi 203 cm, abbronzato da sembrare una scultura d’ebano, un monumento. In realtà si tratta davvero di un monumento, un monumento dello sport in generale e della pallavolo (quella che conta ) in particolare, un professionista, un campione. Questo è Max Di Franco, orgoglio siciliano di tutti gli amanti di questo fantastico sport, un atleta che ogni istruttore, ogni allenatore che curi i settori giovanili ( minivolley ) dovrebbe prendere da esempio, da modello per le nuove generazioni , che si trova in questi giorni per godersi ( si fa per dire ) le meritate vacanze estive nel suo paese d’origine Sommatino dove, ad accoglierlo come sempre si trova papà Calogero, mamma Giuseppina i suoi 2 fratelli maggiori Francesco e Carlo, i parenti e tutti gli amici di sempre. Ed è proprio uno di questi, che vive a Campobello insegnante di ed. fisica, dove gestisce una palestra ad avere invitato Max per i suoi allenamenti con i pesi, già, anche in vacanza un vero atleta professionista, purtroppo, non smette mai di allenarsi, è il prezzo da pagare quando si raggiungono certi livelli. “E’ il minimo che potessi fare per Max, dice Osvaldo Capobianco, l’ho incontrato per la prima volta in palestra nella sua Sommatino dove giocavo nella squadra locale di pallavolo, aveva 13 anni, alto 2 metri con un fisico gracile ed esile, un ragazzino come tanti che amava giocare, divertirsi ma con una gran voglia di fare, di diventare qualcuno”. Da lì a poco iniziò l’avventura del piccolo campione nisseno di parte paterna e agrigentina per la mamma, Giuseppina Ferrera originaria di Ravanusa, una vera favola con un finale lietissimo, si perché quel ragazzino con grande intraprendenza è diventato manager e promotore di se stesso e nell’ ottobre del 93 carta e penna alla mano, scrisse alle migliori 4 squadre dell’epoca d’oro della pallavolo ( Ravenna, Modena, Parma e Treviso ) quando la nazionale italiana raggiungeva l’apice del successo vincendo tutto o quasi ( solo l’olimpiade rimarrà un tabù ), l’era di Tofoli, Gardini, Cantagalli, Bernardi, Lucchetta ,Zorzi e poi ancora Gravina ,Bracci, Giani campioni indimenticabili che anche il nostro Max ammirava come tanti di noi attraverso il piccolo schermo e che, pochi mesi dopo sarebbero diventati suoi compagni di squadra. Già perché proprio la Sisley di Treviso rispose a quella lettera di pochissime righe “Sono un ragazzo di 14 anni alto 2 metri vorrei diventare un pallavolista fatemi provare” ed in compagnia di papà Calogero, Max ha percorso quei 1600 km che lo separavano da una carriera professionistica strepitosa. Sacrifici enormi in palestra per costruirsi un fisico adeguato , 2 allenamenti tutti i giorni, lontano da casa, dagli affetti più cari, lontano dalle cure e dalle attenzioni che solo i genitori prestano ai propri figli, solo. Gioca dapprima nelle giovanili della Sisley, entra nel giro della nazionale per 4 anni tra prejuniores e juniores vincendo anche una medaglia d’oro, nel 98 in prima squadra vince lo scudetto e la coppa cev , nella stagione 2003/04 eletto miglior muro del campionato italiano e poi sempre protagonista con altre squadre, nel campionato più bello del mondo. Fano, poi Palermo, Parma, Montichiari e poi ancora Modena, Perugia, Forlì, Pineto ed infine Genova lo scorso anno in A2 e dal 14 Giugno scorso Isernia la squadra dove militerà quest’anno. In totale 4 anni in nazionale, 14 nella massima serie e gli ultimi 2 in serie A2. Questa è la storia di un’atleta che non deve niente a nessuno, orgoglio di questa terra, sempre più martoriata da altri fatti di cronaca, la storia di un gigante dal cuore buono, modesto ,umile, un simbolo, un esempio per tutti quelli che si sono avvicinati a questo sport considerato a “ torto” minore e che invece conta il maggior numero di tesserati in Italia. Da parte mia e di tutti quelli che conoscono l’odore del sudore, non posso fare a meno di dirti GRAZIE MAX.

Prof. Osvaldo Capobianco


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