Due condanne e tre assoluzioni. Si è chiuso così il processo di primo grado, che si è celebrato con il rito ordinario al Tribunale di Agrigento, dopo l’operazione antidroga “Overdose”, eseguita a Canicattì dai carabinieri della Compagnia di Licata nel luglio del 2009. Il collegio giudicante, presieduto da Franco Messina, ha assolto perché il fatto non sussiste Maria Cannizzo, Carmela Maria Lazarevic e Stefania Li Calzi, le prime due difese dall’avvocato Calogero Meli, l’ultima assistita dal legale Maria Lina Faraci. Un anno e quattro mesi di carcere, con la sospensione condizionale della pena, sono stati inflitti a Gaetano Lazarevic, l’unico imputato residente a Castrofilippo, mentre 6 mesi di reclusione sono stati comminati a Calogero Scerra. Anche Scerra e Lazarevic erano difesi dall’avvocato Meli. Dopo 4 patteggiamenti, lo scorso anno era stata emessa la tenza per i due imputati giudicati con il rito abbreviato e condannati a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni e 4 mesi di carcere. L’inchiesta partì dalla morte di un giovane tossicodipendente di Naro, stroncato da un collasso cardiocircolatorio dopo essersi fatto di eroina in casa. La vittima era in compagnia di un amico che aveva cercato di ripulire l’ambiente per non mostrare la vera causa del decesso. Gli inquirenti però non si fermarono alle apparenze e riuscirono ad individuare e a guadagnare la collaborazione del giovane più fortunato che, dopo essersi bucato, in un primo momento svenne, ma poi si risvegliò accanto al cadavere dell’amico. Le indagini accertarono a Canicattì un giro d’affari nello spaccio di droga che contava oltre 300 clienti. Gli assuntori acquistavano gli stupefacenti bussando alla finestra di una coppia di indagati, mettevano gli ovuli in bocca e pagavano. La cocaina e l’hashish arrivavano in città anche dal Nord Italia.












