Prima di fermarsi a Eboli, Cristo passò per Palma di Montechiaro, ma gli sembrò troppo pure per lui. È probabilmente questo il posto più povero d’Italia, che uno studio commissionato dal Sole 24 ore al centro studi Sintesi di Venezia accusa essere il comune (con oltre 10 mila abitanti) con la più alta infedeltà fiscale del Paese.
Secondo gli studiosi, a Palma di Montechiaro, a metà strada fra Agrigento e Licata, il 60 per cento dei potenziali contribuenti non dichiara alcunché: «Abbiamo incrociato i dati Irpef 2009 con quelli della forza lavoro e con quelli del censimento» spiega il ricercatore Michele Bacco. Non sorprende quindi che anche quella di Agrigento sia la provincia più fiscalmente infedele con il 41 per cento di contribuenti che non contribuisce affatto.
Oggi Palma di Montechiaro non è poi tanto diversa da 50 anni fa, quando Danilo Dolci la scelse per un formidabile «Congresso sulle condizioni igienico-sanitarie in una zona sottosviluppata della Sicilia occidentale»; né da quando Giuseppe Fava denunciava: «Se dall’alto si potessero scoperchiare alcuni tetti, si vedrebbero gli esseri umani brulicare là dentro come vermi». Perché il primo, vero grande problema di Palma è la mancanza di denaro, non la sua mancata denuncia. Novemila famiglie sono scappate via ed emigrate in Germania e in Belgio e due volte a settimana un pullman copre la tratta Palma-Mannheim. A parte le strade del centro storico, il paesone (24 mila abitanti) ha la maggior parte delle vie senza asfalto. Hanno finalmente costruito le fogne e portato l’acqua (razionata, ogni quattro giorni), ma non sempre arriva la luce. L’80 per cento delle case è stato costruito abusivamente (molte sanate nel tempo) e ancora oggi sono più di 1.000 le costruzioni del tutto illegali che non hanno dunque diritto ai servizi pubblici. La gente le innalza in due settimane e ci va ad abitare. All’Enel fa richiesta dicendo che la corrente serve per tirare su l’acqua da un pozzo.
C’è un solo asilo nido che presto chiuderà perché il sindaco non ha i soldi per mantenerlo. Non c’è una palestra né una piscina, né un cinema, né una biblioteca. Non c’è un ospedale, ma nemmeno un medico o un infermiere sull’unica ambulanza che se ti va bene ti porta al pronto soccorso di Licata, se ti va male devia verso il cimitero.
Non c’è nemmeno una squadra di calcio perché la vecchia Gattoparda è morta per mancanza di fondi. «Ho preso 25 mila euro della riserva per pagare la derattizzazione, per aiutare i pendolari e per stipulare l’assicurazione al campetto di calcio così se qualcuno si fa male… Però adesso il barile è raschiato» dice il sindaco Rosario Bonfanti. Che prosegue: «Siamo strozzati dalla regione che ha imposto gli Ato (Associazione territoriale operativa) per la raccolta dei rifiuti. Quando ce la facevamo da soli, spendevamo 3 miliardi di lire ogni anno, con il loro consorzio spendiamo 4 milioni di euro per pagare i 20 impiegati negli uffici e i cinque autisti, quando a noi ne bastava uno».
Una cittadina poverissima, 24.145 abitanti (reddito medio pro capite di 3.800 euro l’anno), che vive di agricoltura ed edilizia. Qui si produce il miglior melone Cantalupo, ma non c’è alcuna capacità imprenditoriale, tanto che i grossisti di Siracusa e Ragusa vengono qui, comprano il prodotto e ci mettono poi il bollino Pachino, come fanno le multinazionali con i vestiti made in Cambogia. Anche nello sfruttamento dei campi tutto è precario: gli agricoltori stendono i tunnel, serre improvvisate con teli di plastica. L’acqua arriva con precari sistemi di tubi di plastica da pozzi lontani anche 5 chilometri. Un colpo di vento e i tunnel volano via, una botta di caldo o di freddo e i tubi si spaccano e così tutto si sfascia, si sfalda, nei campi come nel paese, senza nessun intervento che dia affidabilità o stabilità. «‘U picca mi abbasta, ‘u assa’ ma superchia» (il poco mi basta, il tanto è superfluo) dice un proverbio palmese che spiega parecchio.
Tornando all’infedeltà fiscale, gli amministratori non ci stanno: poveri sì, ma non evasori. Sostiene Paolo Scarnà, commercialista di fiducia del comune: «Il dato della ricerca è sbagliato. Loro parlano di 1.306 disoccupati ma invece gli iscritti alle liste di collocamento sono 8.642. Ricordo ai signori che hanno svolto la ricerca che chi guadagna meno di 8 mila euro l’anno è esentato dalla denuncia Irpef».
«Penso anch’io che il dato del Sole 24 ore sia un po’ forzato» dice il tenente colonnello Vincenzo Raffo, comandante provinciale della Guardia di finanza. «A Palma ci sono tante persone che presentano il solo Cud o molte che fanno lavori occasionali, stagionali, qualcuno in nero. Certo, non è la Svizzera: nella sola provincia di Agrigento nei primi 8 mesi del 2011 abbiamo trovato 211 milioni di euro di imponibile non dichiarato e un terzo delle persone controllate risulta essere evasore totale» .
Giuseppe Marino è il direttore dell’Agenzia delle entrate di Agrigento. Ha la convinzione che l’evasione sia figlia della cattiva educazione del cittadino e infatti dedica ore e ore ad andare nelle scuole a spiegare l’etica della correttezza ai ragazzi che sembrano gli unici interessati davvero a cambiare la Sicilia: «Commercio e turismo fanno meno 25 per cento, la disoccupazione è raddoppiata anche per colpa della criminalità organizzata che non favorisce gli investimenti. Palma è però uno dei soli cinque paesi dell’intera provincia che ha firmato con l’Agenzia una convenzione per segnalare gli evasori».
A Palma perfino la mafia è depressa: dopo anni di guerra tra Cosa nostra e la Stidda che fece 100 morti in due anni, dopo l’omicidio del giudice Rosario Livatino, ora ci sono solo i resti di una famiglia, i Ribbisi, che conta ma non comanda più come una volta. «Palma è una città disperata» lamenta Rosario Gallo, ex sindaco. «Siamo i più bravi a produrre e i peggiori a valorizzare il prodotto». Vero. Per la storica Festa del mandorlo lo sponsor è un consorzio di mele del Trentino.
Fabrizio Paladini
Pubblicato Su Panorama.it il 31 ottobre 2011