“Questo è il tempo delle emergenze, del risanamento, ma domani la politica deve tornare ad esercitare il ruolo guida che gli compete per guidare il futuro dell’Italia”. Lo ha detto nel suo intervento Massimo D’Alema in occasione della manifestazione organizzata dall’Anpi, per ricordare i cento anni della nascita del partigiano Totò Di Benedetto, un antifascista che operò attivamente nella Resistenza, sindaco per oltre trent’anni di Raffadali, deputato e senatore per diverse leglislature con il Partito comunista italiano. Ma anche un letterato, autore di romanzi e poesie. A ricordare Di Benedetto al teatro Pirandello un pubblico delle grandi occasioni. Oltre a D’Alema, presenti Alessandro Di Benedetto, il figlio di Totò, Gianfranco Maris, Marisa Ombra, Anna Steiner, Maurizio Masone, Angelo Lauricella, Mariella Lo Bello. L’incontro, introdotto dall’inno di Mameli, è stato condotto da Domenico Pistone, e dopo i ringraziamenti del sindaco di Agrigento Marco Zambuto, sono state ripercorse le tappe della storia di Totò Di Benedetto.


“E’ stato un figlio di una famiglia benestante che nell’Italia fascista ha trovato il comunismo a partire dalla sua individiale rivolta contro l’ingiustizia – ha dichiarato Massimo D’Alema nel suo intervento parlando di Totò Di Benedetto -. Ha trovato nel comunismo quella capacità di disciplinare lo spirito individuale di rivolta, l’individualismo, che ha costituito una parte così vitale della storia degli intellettuali italiani”.Nel giorno della commemorazione di Totò Di Benedetto, il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone si è reso protagonista di un posterbus di protesta all’entrata di piazza Pirandello. Secondo Arnone, D’Alema, se proprio voleva commemorare il capo partigiano, doveva farlo chiedendo pubblicamente scusa, per le ferite sanguinanti che alcuni suoi amici parlamentari e dirigenti agrigentini hanno recato ai valori per i quali il partigiano Totò Di Benedetto ha messo in gioco la propria vita.