Dolore a Campobello di Licata per la morte di Nicolò Savarino, il Vigile urbano di 42 anni, travolto e ucciso a Milano da uno zingaro alla guida di un Suv. Da otto anni in forza al comando della Polizia locale di Milano, Savarino , era impegnato assieme ad un collega in un controllo del territorio. In sella alla bicicletta si è avvicinato al finestrino del mezzo per chiedere i documenti. Il conducente però come impazzito ha ingranato la marcia, trascinandolo per circa 300 metri. La morte lungo la corsa verso l’ospedale. Nicolò Savarino, 18 anni fa, da Campobello di Licata partì alla volta di Milano per cercare miglior fortuna. Un primo impiego da bidello. Poi il concorso e la divisa da Vigile urbano. Abitava in provincia, a Rho, in compagnia del fratello, ma il cuore era rimasto nel suo paese. Era ritornato a Milano il 9 gennaio scorso, dopo aver trascorso le festività natalizie e di fine anno nella casa di famiglia a Campobello di Licata, in via Campo Sportivo, dove, Savarino era nato e cresciuto.
“Abbracciamo i familiari di Niccolo’ Savarino, morto in un modo cosi’ tragico, nell’adempimento del suo dovere”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che aggiunge: “Savarino e’ un eroe siciliano, un esempio di abnegazione, un onesto lavoratore e un coraggioso rappresentante delle istituzioni. La sua morte e il modo in cui e’ stato ucciso lasciano sgomenti e l’auspicio e’ che sia al piu’ presto arrestato l’assassino che l’ha provocata. A uomini come Savarino andrebbero intitolate strade e piazze delle nostre citta’, piuttosto che ai tanti falsi miti del risorgimento”.
Milan e Inter, prima del derby di domenica sera allo stadio “Giuseppe Meazza” in San Siro a Milano, ricorderanno con un minuto di silenzio Nicolò Savarino, l’agente della Polizia Locale travolto e ucciso da un Suv giovedì sera.
C’è una pista che porta al killer del Suv che giovedì pomeriggio a Milano ha investito e ucciso il vigile urbano Niccolò Savarino. La Bmw X5, ritrovata con tracce di sangue e con la vernice della bici del vigile travolto, risulta intestata una società. Ma la titolare di quest’ultima ha negato di aver investito Savarino. Il suo ruolo, nella vicenda, sarebbe solo quello di prestanome: la potente auto, in realtà, era infatti usata da un nomade.
La donna ha fornito ai detective indicazioni sul vero conducente e sul passeggero che si trovava con lui al momento dell’investimento. Si tratta di un 28enne di nazionalità tedesca e di un 25enne italiano, di fatto senza fissa dimora e di origini slave. Entrambi avrebbero un ricco curriculum criminale alle spalle fatto di truffe e furti. La squadra Mobile e i colleghi di Savarino sono ora sulle loro tracce ma si tratta di una ricerca difficile: i due potrebbero già aver oltrepassato il confine. Pattuglie sono state spedite ai valichi del Nord Italia. Si spera che qualche traccia possa arrivare dall’intercettazione dei telefoni cellulari.
Un video della ATM in particolare , controllato per ore dai tecnici della polizia, avrebbe ripreso le fasi della fuga della Bmw, dopo l’investimento e l’omicidio del vigile urbano. Gli inquirenti, oltre alle immagine delle telecamere della zona, hanno sospetti precisi, come si diceva, su due persone delle quali si stanno vagliando spostamenti e alibi per la giornata di venerdì.
Ad Agrigento si sono riuniti ieri i colleghi della polizia municipale che hanno tenuto i lampeggianti e le sirene delle auto di servizio accesi per un minuto in ricordo di Niccolò.
Diversi gli attestati, a volte anche “forti”, dai colleghi di Benevento che reputano il loro lavoro a rischio e con poca organizzazione a quelli di Busto Arsizio che hanno chiesto di poter partecipare ai funerali in Milano.
Ieri il corpo del vigile ucciso è stato portato dall’ospedale Niguarda, dove era arrivato in condizioni disperate, all’obitorio. Qui verrà eseguita l’autopsia che confermerà la morte causata dall’impatto violentissimo, ma soprattutto fornirà dettagli su velocità e angolo d’impatto del veicolo. Dati oggettivi che serviranno a integrare le testimonianze e che serviranno al processo.
Nel frattempo la Consulta Rom e Sinti di Milano, insieme ad altre associazioni, ha chiesto che i colpevoli dell’omicidio «chiunque essi siano», vengano assicurati alla giustizia, paghino per il crimine commesso e «che si evitino strumentalizzazioni e campagne d’odio che rendono ancora più dura la vita della città». E ancora: «Al dolore per questa morte così assurda si aggiunge da parte nostra lo sconforto nel vedere che non si comprende che, se fossero stati dei membri della nostra comunità, noi ne saremmo doppiamente e pesantemente colpiti».











