C’è stato ancora una volta da fare i conti con telefoni e mezzi intestati a prestanome, come spesso accade, nelle indagini sull’omicidio di Niccolò Savarino, il vigile volontariamente travolto e ucciso, lo scorso 12 gennaio, a Milano. Un problema ormai annoso, e che si ripresenta in quasi tutte le indagini che coinvolgono criminali abituali, ormai avvezzi ad appoggiarsi a prestanome sia per i cellulari sia per i veicoli.
In particolare le indagini sui due nomadi che si trovavano a bordo del suv hanno accertato che il mezzo, una Bmw X5, era di proprietà di una società fittizia di pubbliche relazioni intestate a Goico Jovanovic, sotto falso nome, la cui sede non esisteva, e che probabilmente serviva come copertura per le truffe. Quando sono partiti gli accertamenti, l’auto era in fase di trapasso tra quella società e una donna italiana di 40 anni, che lavora per un’impresa di pulizie, in difficoltà economiche, che aveva ceduto il suo documento per l’atto dietro il pagamento di 200 euro.
La vettura risulta coinvolta in una quindicina di incidenti stradali, e la sua targa avrebbe collezionato oltre cento multe, sempre a carico di persone irrintracciabili. E dopo aver identificato Jovanovic, sono state avviate una serie di intercettazioni, decisive per arrivare all’arresto, che però ancora una volta hanno dovuto coinvolgere diverse persone perchè il numero in uso al nomade era intestato a una persona che ne aveva diversi, e completamente estranea ai fatti. Al momento non c’è una legge che inchioda i prestanome alle proprie responsabilità, soprattutto se forniscono i propri documenti sistematicamente e “hanno quindi buon gioco – spiega un investigatore – nell’affermare di non sapere nemmeno chi siano le persone che usano di fatto i beni a loro intestati”.
Il fermo è stato eseguito dagli investigatori della Squadra Mobile di Milano nel Paese dell’Est dove il nomade si era recato riuscendo ad eludere le prime ricerche. L’uomo è ritenuto quello che stava alla guida del suv investitore e quindi quello con la posizione più grave dei due.
Si chiama Goico Jovanovic (noto alle Forze dell’ordine anche come Nicolic Remi, Nicolic Goico o Davide Jovanovic), anche se sulla sua identità sono in corso accertamenti per via dei suoi numerosi alias. Il nomade si trovava in una località denominata Kelebia, sul confine tra l’Ungheria e la Serbia, dove voleva recarsi per poi fuggire in Sudamerica. Il mandato di cattura europeo spiccato contro di lui dalla Procura di Milano lo accusa di omicidio aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.
Jovanovic dai primi accertamenti della questura risulta avere 24 anni ed essere di passaporto tedesco, anche se di origine serbo-croata. L’uomo, ieri sera, trattenuto per un controllo dalla polizia di frontiera ungherese mentre cercava di passare in Serbia, ha fornito una delle sue identità fittizie, ma a tempo di record è giunto il mandato di arresto europeo con gli estremi per identificarlo, prima che potesse essere rilasciato. Jovanovic risiedeva a Busto Arsizio (Varese) ma secondo gli investigatori gravitava a Milano dove frequentava alcune batterie di truffatori seriali. A suo carico ha anche precedenti per reati contro il patrimonio.
Risulta essere un personaggio dall’ampio curriculum criminale. Al suo attivo, oltre che numerose truffe, vi sarebbero anche altri reati e svariate identità false, tanto che al momento si stanno ancora sviluppando accertamenti per risalire ai suoi veri dati anagrafici.
“Vogliamo solo giustizia, che in questo momento per noi è la cosa più importante”. A parlare è Rocco Savarino, fratello del vigile, nel primo colloquio con Giuseppe Bellanca, l’avvocato dell’associazione per le vittime della strada Aivis a cui la famiglia ha deciso di affidarsi. “I parenti di Niccolò stanno vivendo il dramma con contegno e dignità incredibile, la nostra associazione si farà carico di assisterli in tutta questa dolorosa vicenda – dice l’avvocato – ci impegneremo perché abbiano quella giustizia che chiedono”.
“Dobbiamo manifestare le nostre più vive congratulazioni agli uomini della Squadra mobile di Milano che, implacabili, sono piombati sull’uomo sospettato di aver ucciso il Vigile urbano Niccolò Savarino assicurandolo alla Giustizia in attesa che si verifichino le accuse a suo carico. Come sempre precisi, efficienti e professionali i colleghi – che hanno svolto le indagini con la preziosa collaborazione della Polizia locale milanese – hanno puntualmente incassato il risultato forti della loro preparazione e tenacia. Oggi, che ancora il dolore per il lutto opprime gli animi dei familiari di Savarino e dell’intera cittadinanza, ed allo stesso tempo la rabbia brucia per la violenza insensata che si abbatte sui Servitori dello Stato, ci sia anche modo di riflettere su quanto importante sia che gli Operatori delle Forze dell’Ordine non siano minimamente distratti dai loro compiti, per poter garantire di assolvere al loro dovere istituzionale proprio come i colleghi hanno fatto a Milano in questa occasione”. Il Segretario Generale del Coisp, Franco Maccari, esprime così il plauso del Sindacato Indipendente di Polizia le meticolose indagini della Polizia di Stato e della Polizia locale che hanno portato all’arresto, avvenuto oggi in Ungheria, dell’uomo sospettato di essere stato alla guida del Suv che ha investito ed ucciso il 12 gennaio scorso il Vigile urbano Niccolò Savarino. “Solo la tempestività dell’operato dei colleghi – aggiunge Maccari – ha impedito che il sospettato fuggisse, come era pronto a fare, in Sudamerica, con conseguenze nefaste sull’iter del procedimento penale che potrà adesso invece fare luce e giustizia a beneficio dei cari dell’Agente Savarino. Questo è il modo di operare degli uomini e delle donne della Polizia di Stato, nonostante le difficoltà, nonostante le carenze, nonostante l’indifferenza quando non, addirittura, l’accanimento nei loro confronti. Questo è il modo di operare dei Poliziotti, fino a che glielo si lascerà fare, invece di pensare di stravolgerne compiti ed impegni oltre ogni logica”.
Oggi è prevista l’autopsia sulla salma di Niccolò disposta dalla Magistratura di Milano.
Quanto al luogo dei funerali del vigile – la cui data sarà decisa dopo l’autopsia – la famiglia ha comunicato ai propri legali e ad alcuni colleghi di Niccolò che vorrebbe siano fatti a Rho, dove il vigile viveva. Il sindaco Pietro Romano, del Pd, si dice pronto “a sostenere tutte le spese”. Nulla è ancora definito e una decisione definitiva sarà presa solo nei prossimi giorni.












