Il metodo piu’ usato nel mondo della cinematografia mondiale è senza dubbio la trasposizione dal romanzo scritto alla storia cinematografica.
Si è fatta strada sempre con maggiore ricorrenza la costruzione di un progetto cinematografico dalle pagine di libri o romanzi estrapolando la storia romanzata del libro l’elaborazione filmica attraverso la stesura prima della storia ,passando alla sceneggiatura per arrivare infine allo storyboard .
Nel cinema dire cio’ che si pensa è solo una questione di sceneggiatura o di dialoghi .
Questa affermazione passa attraverso la scelta di un un’attore ,il colore di un vestito,il timbro di una voce ,la scelta di una luce che sublima un volto o ne indurisce i tratti,dipende insomma dalla scelta della scenografia , dei costumi per esprimere un’impressione che condividerà lo spettatore,dalla selezione di una musica dalla sua interpretazione ….. significa in ultima analisi giocare sul montaggio,ricomporre il film fotogramma per fotogramma seguendo le proprie inclinazioni stilistiche alternando alle scene da incollare musiche .dialoghi e quant’altro in un sublime caleidoscopio. Per meglio cogliere le implicazioni connesse all’adattamento bisogna prendere in considerazione lo “spessore dei segni” che contiene appunto l’immagine in movimento ed è per questo che si distingue dal romanzo,dalla pittura o dallo stesso teatro.
Il cinema ,mette in scena dei corpi, spazia con i luoghi ,dialoga ed è soprattutto movimento; fa di ogni immagine cinematografica un intreccio tra la rappresentazione della realtà e la ricerca di senso.
Il cinema ,arte del presente,ricrea quindi attraverso il lavoro sulla psicologia dei personaggi ,sul paesaggio,sulle situazioni piu’ o meno tranquille o drammatiche l’effetto prodotto dallo stile del libro preso in considerazione.
Adattare è anche una questione di tempo:quello che impiega il romanzo a imporsi al regista,ma soprattutto quello che bisogna estrapolare per la durata del film perché è ovvio che quello che c’è in trecento pagine di libro non puo’ essere raccontato in novanta minuti di film;di conseguenza la sintesi è la primaria preoccupazione dello sceneggiatore nella stesura della sceneggiatura facendo risaltare secondo le caratteristiche della storia la specificità dello spirito del film.
Se prediamo in considerazione un film drammatico dove bisogna privilegiare soprattutto l’elemento tensione ,il regista troverà tutte quelle inquadrature usando magari un grandangolo, che deformi prospettive ed assi impostati, es.(riprese dall’alto,dal basso ,riprese repentine attorno all’attore )tutti quegli artifizi che creano lo smarrimento dello spettatore nello spazio,affinché questo resti coinvolto emotivamente in una sensazione labirintica che ossessiona il protagonista.
Perché si crede alle storie?Nel cinema si parla di una logica del credibilefra lo spettatore e lo spettacolo che non è lo stesso di quello che puo’ dare un’opera letteraria ,appunto perché questa credibilità si fonda sulla riproduzione del movimento attraverso lo scorrimento delle immagini definite.
La materialità dello spettatore cinematografico rimane il pegno che lo spettatore deve pagare
Per il suo credere nel miraggio


















