Dopo la soddisfazione e i doverosi ringraziamenti per l’elezione a vice coordinatore provinciale del PdL, ora per Rosario Marino, di Naro, consigliere di Aula Giglia, è arrivato il momento di mettersi al lavoro. “Questa nuova veste certamente mi gratifica- dice- ma nel contempo comporta delle responsabilità che sono comunque pronto ad assumermi pienamente. Svolgerò il ruolo con attenzione, serietà e con lo scrupolo che merita. Senza tante ipocrisie. Intanto mi preme subito sottolineare che la mia presenza, il mio impegno nel PdL è riconducibile all’area che fa riferimento agli ex ministri La Russa e Gasparri e al sindaco di Catania Stancanelli. E che nei prossimi giorni organizzeremo ad Agrigento, con la loro autorevole presenza, una grande convention nel corso della quale presenteremo i nostri candidati nei diversi comuni interessati al voto di maggio. E in questa direzione siamo già in una fase avanzata. Registriamo adesioni di uomini, donne e giovani più che mai decisi a dare, con entusiasmo e spirito di sacrificio, il loro contributo, il loro apporto per provare a cambiare le cose in questo nostro martoriato lembo di terra siciliano. Anche sul fronte delle alleanze, delle intese, il PdL sta stringendo i tempi, consapevole che le Amministrative, anche se spesso sfuggono alle dinamiche nazionali o regionali, hanno una loro specifica valenza. Il progetto è quello di aggregare tutte le forze moderate, di ispirazione cristiana, accomunate dagli stessi valori, dagli stessi principi. E lo sforzo è proprio diretto su questo versante, partendo dal presupposto che nell’Agrigentino il Terzo Polo non ha mai preso corpo, non esiste. Basti pensare che al Comune di Agrigento, il sindaco Zambuto è sostenuto solo da Api e UDC, e alla Provincia proprio questi due parti sono fuori dall’amministrazione a guida Mpa. Per non parlare poi di quello che, ad esempio, è successo a Campobello di Licata, dove il sindaco Termini, UDC, è stato sfiduciato, dall’Mpa & company. Anche a Palermo, nel governo Lombardo l’UDC si è chiamato fuori. Insomma ci sono più di tre indizi. Dunque la prova è evidente, è sotto gli occhi di tutti: il terzo polo nell’agrigentino è solo un concetto astratto. E allora il PdL ha il dovere di dialogare con tutti quei soggetti che risiedono nell’alveo moderato per costruire una grande coalizione, compatta e omogenea, per governare le realtà territoriali sotto un’unica bandiera: quella di un programma condiviso che possa portare concreti e immediati benefici alle rispettive comunità.”
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