“Essere boss mafioso e gay è ancora un tabu. La prova? Solo qualche mese fa alcuni affiliati della mafia sono stati oggetto di un atto dimostrativo da parte di altri affiliati ai clan”. E’ quanto sostiene Sonia Alfano presidente della commissione antimafia al Parlamento europeo ospite del talk show di Klaus Davi e in onda su Youtube. “Ci sono stati una serie di episodi concentrati in Sicilia per punire alcuni appartenenti ai clan a cusa degli orientamenti sessuali di questi picciotti. Ci sono delle indagini in corso. Il motivo di questi atti dimostrativi  sono le tendenze omosessuali di questi boss. Sono venuta a conoscenza anche  di un vero e proprio pestaggio. Ma ci sono anche state azioni ancora più forti compiuti in altri contesti”.

Nel corso della puntata la presidente della Commissione antimafia del Parlamento europeo ha precisato: “Non saprei dire se queste vittime di atti dimostrativi sono ancora affiliati,  perché non sono a conoscenza delle ultime risultanze processuali. Di sicuro non godono della stessa considerazione che avevano prima”. Sonia Alfano ha aggiunto che “questo episodio avvenuto qualche mese fa non è isolato”.


“Un altro  fatto di cui sono a conoscenza – ha aggiunto – riguarda un affiliato a un clan di Cosa nostra, omosessuale, che è stato picchiato da altri picciotti in carcere. Lui stesso, che è tutt’oggi detenuto, mi raccontò che fu picchiato per la sua sessualità ritenuta diversa,  e disse chiaramente che non erano state le forze dell’ordine. Questi episodi dimostrano che chi è gay in Cosa nostra corre ancora seri rischi. Lo spirito non è poi molto diverso dai primi anni Novanta quando Johnny d’Amato fu ucciso da Tony Capo perché amoreggiava con gli uomini”.