In relazione al ricorso presentato dal signor Edoardo Croci (candidato di una parte del Pdl alle scorse amministrative) avverso l’elezione a sindaco di Cefalù di Rosario Lapunzina, Girolamo Rubino, Giampaolo Cicconi e Chiara Modìca Donà dalle Rose, legali di Vittorio Sgarbi, precisano quanto segue:
«Pur non avendo letto il testo del ricorso proposto innanzi al Tar Sicilia dal signor Edoardo Croci per l’annullamento delle elezioni comunali di Cefalù, va sottolineato che l’affermazione secondo cui il decreto emesso dalla Corte d’appello di Palermo, avente ad oggetto l’incandidabilità di Vittorio Sgarbi fosse “definitivo”, appare erronea e destituita di qualsiasi giuridico fondamento.
Sulla base dei più comuni principi elaborati dalla giurisprudenza, infatti, anche i provvedimenti di irrogazione della sanzione dell’incandidabilità possono essere impugnati presso la Corte di Cassazione; ragion per cui abbiamo già impugnato tale decreto con ricorso proposto innanzi alla Corte di Cassazione, tuttora pendente.
In estrema sintesi, proprio perché l’art. 143 comma 11 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) afferma che il provvedimento d’irrogazione della sanzione della incandidabilità dispiega i suoi effetti solo quando diventi definitivo, e proprio in considerazione del fatto che il decreto emesso dalla Corte d’appello di Palermo non poteva considerarsi definitivo in quanto ancora ricorribile per Cassazione, può affermarsi che la candidatura di Vittorio Sgarbi alla carica di Sindaco del Comune di Cefalù fosse, sotto tale profilo, palesemente legittima e regolare.
Tanto si doveva ai fini di una corretta comprensione della vicenda»


















