Sono trentadue gli anni senza colpevoli per la strage di Ustica. Troppi, un’enormità. Lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha voluto far sentire la propria voce vicina ai famigliari delle 81 vittime nel giorno del loro ricordo: “È indispensabile che le istituzioni tutte profondano ogni sforzo – anche sul piano dei rapporti internazionali – per giungere a una compiuta ricostruzione di quanto avvenne quella drammatica notte”, sono le parole del capo dello Stato.
Nel messaggio inviato all’associazione dei parenti, Napolitano ha sottolineato “l’affettuosa vicinanza e quella dell’intero paese”, ma anche la “profonda amarezza” nel “constatare come lunghi anni di indagini non abbiano ancora consentito di individuare i responsabili di una vicenda così tragica e inquietante”. Poi il monito alle istituzioni per sbloccare le richieste di collaborazione internazionale che da anni cadono nel vuoto. L’ultimo caso è quello del Belgio che almeno ha risposto agli inquirenti, spiegando però che non può soddisfare le loro domande per ragioni di sicurezza.
A Bologna, da dove l’aereo partì, l’associazione che da decenni si batte per la verità si è riunita nella sala del Consiglio comunale. Ha voluto esserci anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, nonostante la giunta appena insediata: “Sarò qui ogni 27 giugno”, ha promesso. Negli occhi della presidente Daria Bonfietti e dei presenti la nuova speranza data dall’istanza presentata alla Procura di Roma per interrogare Abdessalam Jalloud, l’ex primo ministro libico che si sarebbe rifugiato in Italia dopo la caduta del regime di Gheddafi: “Interrogarlo potrebbe aiutarci a capire se è vero quello che il Rais ha sempre sostenuto e cioè che era lui la vittima designata di quella notte”, ha sottolineato la Bonfietti. La rogatoria internazionale verso il nuovo governo libico è già stata avanzata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Erminio Amelio che hanno in mano l’inchiesta.
Verso questa direzione spinge anche il particolare “suggestivo” rivelato dall’avvocato dell’associazione, Alessandro Gamberini: “La Jamahiriya libica (il governo di Gheddafi, ndr) comprò una pagina del Giornale di Sicilia come necrologio alle vittime, due giorni dopo la strage: una cosa singolare, un elemento molto significativo del messaggio che loro volevano mandare”.
Intanto, sul tavolo restano le questioni aperte da sempre, le rogatorie e i risarcimenti. Sulle prime la Bonfietti si è appellata al governo Monti: “Lo vogliamo più determinato, forte e convinto nel chiedere ai paesi amici di rispondere alle nostre domande”. Più rabbia che speranza sui secondi, di fronte al ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato contro i risarcimenti decisi dal Tribunale Civile di Palermo: “È la prova che le nostre istituzioni faticano ad accettare che il Dc9 sia stato abbattuto”. Con la beffa dell’appello fissato per il 2015: “È un dramma. Questa non è giustizia perchè ci vieta di far prevalere la verità e mostrare le responsabilità dei nostri ministeri”.












