Parliamo del popolo e a tal proposito sarà utile ricordare che esso conosce molto bene (anche se ben celati) i caratteri, i pensieri, le azioni e la vita di coloro che si occupano di politica concedendo in ugual misura sovente la sua simpatia ed ammirazione o per carenza di migliori amministratori o perché, in fondo, anche i governanti indulgono alla dissolutezza o perché sperano di trarre vantaggi personali mascherando il disprezzo con un sorriso di convenienza. L’esame induce a valutare la grazia e l’efficacia della parola essendo questa fautrice di persuasione sotto la protezione di Calliope. Come dice Omero, anche i grandi re ammantati di porpora, con lo scettro in mano, sottomettevano le moltitudini con la loro maestà ma desideravano essere “artefici della parola” per persuadere placando il lato violento e feroce del popolo con parole convincenti ed adatte a trascinare. Il buon politico abbia l’ingegno adatto al governo ma soprattutto la parola in grado di emettere ordini! Tucidide ci ricorda che Pericle era democratico “a parole” ma padrone a fatti. Un lupo non si domina tirandolo per le orecchie ma il popolo si; si possono elargire banchetti, danari, spettacoli e danze lusingando la folla come se fosse una bestia senza intelletto, ma la lusingherà soltanto non la guiderà. L’arte oratoria è molto importante per colui che fa parte della vita pubblica poiché è con essa che si rivolgerà alla folla non usando teatralità o verbosità bensì schiettezza, verità, saggezza, lungimiranza , preludi alla capacità di guida sostenuta da valide ragioni. Le compagne del buon politico siano dignità e grandezza della parola ciò però non significa che non vi si debba accompagnare arguzia ed ironia(senza voler apparire tracotante o buffone) specialmente quando si risponde o si replica per non apparire malvagio o attaccabrighe; appaia piuttosto come una simpatica difesa agli attacchi. Insomma prevalga lo spirito scevro da eccessi, pungolare l’uditorio significherebbe mostrarsi di animo basso e vile. Si rifletta con ponderatezza prima di parlare alla moltitudine e si rifugga la vacuità riflettendo con sicurezza senza esporre discorsi estranei ai fatti( Pericle si augurava questo prima di ogni discorso), le parole dovranno essere sempre agili e ben esercitate frutto di matura riflessione. Demostene rifuggiva dal parlare all’improvviso, si potrebbe incorrere nel manifestare pensieri nocivi.
E’ indubbio: chi vuole intraprendere la carriera politica ha solo due strade: una rapida verso la gloria ma irta di pericoli, l’altra lenta ma più sicura. Ora, se un paese non è in guerra o non deve trattare alleanze ( ottimi mezzi per mostrare le proprie capacità) in quali campi ci si potrà far valere? Ebbene, senno e coraggio possono essere mostrati nei pubblici processi e nelle ambascerie in cui si può attirare l’attenzione su di sé e sul proprio operato , ugualmente difendendo un debole con correttezza e lealtà contro un malfattore potente oppure parlando a favore del giusto contro il malvagio; così si possono iniziare i primi passi politici senza dimenticare che l’autorità dispotica deve essere sempre attaccata anche se si rivela fonte di inimicizie mentre l’uomo onorato si dovrà tenere sempre nel debito conto poiché contendere con chi è onesto non arreca gloria né giova. Il popolo, se irato, a volte si comporta male contro l’onesto ma è pronto a pentirsi rivolgendo il proprio odio contro colui il quale lo ha sobillato, gode invece nell’umiliare il disonesto. Bene operò Solone il quale ebbe un favorevole ingresso nell’attività politica poiché essendo la città divisa in tre partiti: Diacri, Pedici e Parali ( questi nomi corrispondono agli abitanti dei monti, della pianura e della zone marine)egli non si mescolò con nessuna delle tre fazioni anzi operò per l’imparzialità e per la concordia per cui fu scelto quale legislatore avviando così il suo potere. Torniamo agli esordi politici; serve una guida ma non famosa e potente bensì di specchiata virtù infatti i non virtuosi presi da ambizione, cupidigia e bramosia di potere non offrono occasione ai giovani per agire bene anzi li conducono al logorio.
Dice Platone: “L’arroganza coabita con la solitudine” e sostiene ancora:” Non si comanda bene se non si è servito bene.” E per servire bene le città, è necessaria la compagnia di amici prudenti e virtuosi. Simonide chiedeva a Temistocle sulla validità del ben operare; la risposta fu chiara:” Non è poeta di valore colui che canta stonato e non è magistrato giusto colui che favorisce al di fuori della Legge”. Aggiunge Pindaro: “Il vero artista è il politico artefice del sano governo e della giustizia”. Importante massimamente è la scelta dei collaboratori che non devono essere amici dallo stesso pensiero bensì contrari affinché l’opera risulti retta e ben costruita. Il buon architetto si distingue dal manovale poiché quest’ultimo non è in grado di edificare da solo ugualmente i buoni amici devono sostenere il politico e prendersene cura quando questi si allontana dalla retta via. L’amicizia è infatti fondamentale nella vita però come disse Pericle:” Non è necessario essere amici fino all’altare onde non spergiurare” quindi l’amicizia sia sacra fin dove lo consentono le leggi,la giustizia e la pubblica utilità altrimenti si creerà gran danno. Allora nulla all’amico? No, lo si può favorire con una magistratura onorifica, con una ambasceria amichevole per onorare un capo straniero o per stringere concordia e amicizia con una città; insomma cariche di molto onore scevre da decisioni. Il buon politico non deve rispondere aspramente ad una richiesta inopportuna e priva di fondamenta al contrario deve convincere il richiedente che, accontentandolo, si danneggerebbe il suo buon nome e la sua virtù. Pelopida chiedeva ad Epaminonda di liberare un tal oste dalla prigione, ne ebbe un rifiuto però richiesto dall’amante dell’uomo fu subito accontentata e all’amico disse:”Caro Pelopida, questi favori è meglio accordarli ad una puttanella piuttosto che a chi comanda eserciti”. Catone invece fu assai sgarbato con il censore Catulo, a lui caro amico, che gli chiedeva protezione per uno da giudicare:” Tu dovresti insegnare a noi giovani molto giudizio e per ciò che mi chiedi, sarebbe vergognoso se tu fossi cacciato di casa dai miei servi.” La testimonianza è cosa molto importante e il buon politico deve saper deporre anche a favore dei rivali nelle occasioni giuste, allontanando i calunniatori diffidandone. Nerone condannò a morte Trasea, odiato e temuto sopra ogni altra cosa, però il suo pensiero fu: “Mi piacerebbe che Trasea avesse per me amicizia nello stesso modo in cui è un retto giudice”.
Non pensiamo che i nostri antenati abbiano “fatto il loro tempo”, in realtà non è così nonostante l’indifferenza che oggi li circonda. Chi potrebbe contestare la saggezza di Plutarco, l’immortalità di Cicerone, la lungimiranza di Platone? Io credo che se coloro i quali vogliono guidare il paese si accostassero ai loro consigli non potrebbero che trarne grande giovamento e guida sicura.
Maddalena Rispoli.
Maddalena Rispoli piemontese per nascita, siciliana per sangue (la nonna era di Canicattì), romana per adozione. Ha diviso la sua vita tra la famiglia, la scuola e gli interessi letterari. Da sempre amante della cultura classica greca e latina, si delizia nel comporne versi. Per 25 anni ha ideato e condotto il Premio Letterario “Pablo Neruda” presso l’omonimo Istituto nel quale ha insegnato. Attualmente riveste la carica di Vicepresidente nell’associazione culturale “è Tempo di Cultura” e di Direttore Scientifico dell’omonimo mensile. Già Vicepresidente dell’Associazione “Il gabbiano felice” ha ricoperto lo stesso ruolo recentemente presso “Voce Romana”, allora guidata dal Prof. Giorgio Carpaneto. Innumerevoli i premi letterari. Apprezzata commediografa ha scritto e diretto opere teatrali per la scuola.
















