“Il Pd ha una proposta di legge sull’estensione del matrimonio agli omosessuali , che vede la sottoscritta come prima firmataria e depositata l’8 agosto del 2008″, l’ha detto l’onorevole Paola Concia, parlamentare del PD. Mi dispiace riportare tale frase poichè ritengo che essa colpisce la sensibilità dei cattolici vicini e sostenitori di Rosi Bindi che del PD è un’autorevole esponente, anzi è addirittura Presidente. Però, così è: il PD spinge sull’approvazione di una legge che regolamenti il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Vero è che la cattolica osservante onorevole Bindi, nel dibattito in corso in questi giorni all’interno del PD, avrà votato, con diverse altre persone, contro tale proposta legislativa, però il partito di cui lei è autorevole presidente insiste per far sposare tra di loro persone dello stesso sesso.
« Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento ». Non l’ho scritto io, questo è scritto nel catechismo della Chiesa cattolica, alla voce “Sacramento del matrimonio”. Sacramento, questo, regolato dalle norme del codice canonico.
Probabilmente i progressisti del PD, compagni di partito dell’on. Bindi, diranno che anche l’indissolubilità del matrimonio è regolata dallo stesso codice canonico, ma in Italia vige l’istituto del divorzio senza che ciò abbia mai arrecato grandi traumi a nessuno. Anzi!
Per carità, nulla da ridire sul disegno di legge. Non ho alcuna obiezione da muovere sul contenuto dell’iniziativa legislativa del partito dell’On. Rosi Bindi e dell’Onorevole Paola Concia. Anche perché sono profondamente e sinceramente rispettoso di chiunque, indipendentemente dalle proprie inclinazioni sessuali, e comprendo benissimo le legittime aspettative di natura legislativa da parte di chi è favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La mia perplessità scaturisce dal fatto che la provenienza cattolica dell’Onorevole Bindi appare incompatibile con il suo ruolo di presidente del partito che propone un matrimonio che la Chiesa respinge. Insomma, l’ho detto in altra occasione, non si può prendere l’Ostia nella navata centrale della Chiesa e essere assai vicini ad associazioni cattoliche mentre contemporaneamente si è presidenti di un importante (pur in declino) partito politico che schiera nei propri scanni parlamentari chi (con esiti vincenti) sostiene disegni legislativi che sono in netto contrasto con i principi e gli orientamenti della Chiesa stessa e, quindi, dell’associazione nella quale si milita o che, pur non più militandovi, non la si è tuttavia sconfessata. Ci vuole coerenza nella vita anche se tale desueto esercizio dovesse costringerci alla rinunzia di qualche comodo privilegio.
L’onorevole Bindi, verosimilmente, trae forza politica soprattutto dal mondo potente dell’Azione Cattolica. Non foss’altro perché, ancor prima di essere presidente del PD, per cinque anni, dall’84 all’89, è stata vice presidente nazionale dell’azione cattolica. E pare che alla fonte di tale associazione essa ancora venga volentieri a dissetarsi.
Ciò che sorprende è il contrasto tra orientamenti politici e orientamenti cattolici, soprattutto quando tale contrasto matura in chi si batte il petto nelle Chiese mentre fuori presiede partiti che sostengono principi assolutamente in contrasto con la Chiesa di cui essi stessi si dichiarano alfieri. Peraltro, nel caso che ci occupa, non sto parlando di semplici elettori o semplici iscritti a partiti o ad associazioni cattoliche, ininfluenti nelle decisioni che si assumono, ma sto parlando di autorevoli rappresentanti i quali sono determinanti negli indirizzi fondamentali che le proprie organizzazioni tracciano.
Spesso sentiamo dire “sono cattolico, laico e credente” seguito da una interlocuzione avversativa “però” , “tuttavia” e giù una serie di argomentazioni che sfiorano il cinismo e, comunque, non sempre riescono a nascondere l’opportunismo proprio di taluni uomini politici, provenienti da area cattolica militante ed ora comodamente seduti negli scanni parlamentari o governativi, i quali vorrebbero, parafrasando il pur non elegante vecchio detto siciliano, “vasari e futtiri” contemporaneamente.
Sapere che l’on. Bindi non ha mai fatto mistero delle proprie personali valutazioni negative nei confronti degli omosessuali credo che non serva molto per assolverla (ovviamente sotto il profilo politico) dal peccato (ovviamente politico) dell’incoerenza. Ciò serve a poco poiché le decisioni che prevalgono in un partito appartengono a tutti i componenti del partito stesso i quali, col proprio apporto (soprattutto quando esso è autorevole), contribuiscono a farlo diventare forte al punto da renderlo vincente anche nelle decisioni in contrasto con i principi etici e religiosi di molti cattolici che in esso militano.
Peraltro sto parlando di una persona, l’on. Bindi, che certamente ha mostrato, nei diversi settori in cui ha operato, elevate capacità intellettive, di preparazione e di dichiarata sensibilità non disgiunte da una riconosciuta onestà. Essa è stata e, pare, continua ad essere punto di riferimento politico di un vasto mondo di cattolici italiani i quali, pur non “bigotti”, tuttavia sono portatori di radicati ed incrollabili principi che la Chiesa ha inculcato ai propri fedeli nei secoli, e tra essi il matrimonio esclusivamente tra uomo e donna poichè è finalizzato alla procreazione. Credo che, anche per questo, sia legittima la domanda se l’on. Bindi possegga anche la virtù della coerenza per rispetto verso quella Chiesa e verso quel mondo cattolico da cui, molto probabilmente, ha tratto aiuti elettorali che hanno contribuito a farle occupare ruoli politici assai importanti.
Mi viene in mente un vecchio adagio canicattinese intraducibile, pur nella sua eccezionale eloquenza: “si la toccanu cu la falla di la cammisa” .
Controcorrente















