Sulle visite dei parlamentari Beppe Lumia e Sonia Alfano a detenuti al 41 bis, il ministro della Giustizia Paola Severino “già da giorni ha verificato che le relazioni di servizio nelle quali si segnalavano le peculiarità dei colloqui fossero state trasmesse all’autorità giudiziaria competente, ricevendone conferma”. Severino ha anche richiamato alla osservanza delle disposizioni sulle visite dei parlamentari sollecitando “l’interruzione qualora travalichino i limiti e si trasformino in colloqui su procedimenti in corso”.
“In riferimento alle visite di due parlamentari presso istituti penitenziari in cui sono reclusi detenuti in regime di 41 bis – si legge in una nota del ministero – il ministro della Giustizia Paola Severino già da giorni ha verificato che le relazioni di servizio nelle quali si segnalavano le peculiarità dei colloqui fossero state trasmesse all’autorità giudiziaria competente, ricevendone conferma”.
“Peraltro, sempre dallo scorso 3 agosto – prosegue il comunicato – il Guardasigilli ha dato disposizione all’Ufficio di gabinetto del ministero affinché, attraverso il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i direttori degli istituti fossero sensibilizzati a una puntuale osservanza delle disposizioni previste dall’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario che regola le visite dei parlamentari negli istituti penitenziari, sollecitando l’intervento diretto o l’interruzione della conversazione qualora essa travalichi i limiti della visita e si trasformi in colloquio su procedimenti in corso”.
“I parlamentari, compresi Lumia ed Alfano, possono entrare nelle carceri solo per verificare le condizioni di detenzione. Leggo sulla stampa, che, invece, sono andati per far pentire alcuni detenuti e, fra questi, Bernardo Provenzano”. Così l’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia Bernardo Provenzano, ha commentato l’iniziativa dei parlamentari Beppe Lumia e Sonia Alfano che hanno incontrato in carcere diversi boss tra i quali il padrino di Corleone.
“Vorrei sapere – ha aggiunto – se hanno verificato le condizioni, anche di salute psico-fisica del detenuto, perchè al carcere di Parma non sono stati interrotti colloqui che ‘di normà non rientrano fra le loro spettanze e se sono stati informati i presidenti dei rispettivi Organi elettivi di appartenenza dei due parlamentari”.
Ma le critiche dell’avvocato non risparmiano anche un’altra “visita” fatta a Provenzano; quella dei pm di Palermo che a maggio sono andati nel carcere emiliano a sentire il boss senza la presenza di un avvocato di fiducia o d’ufficio.
“Appreso, sempre dalla stampa, di quell’interrogatorio, ne avevo chiesto copia. – ha spiegato il legale – Ad oggi, non ho avuto nessuna risposta. Vorrei sapere se era un colloquio investigativo autorizzato dal ministero della Giustizia e qualora non lo fosse stato perchè non si è nominato un difensore”.
“Se non era un colloquio investigativo – ha proseguito – ma un interrogatorio, allora la presenza del difensore è irrinunciabile, perchè è la garanzia dell’ordinamento per la legittimità dell’atto che si compie. La divisione delle funzioni nel nostro sistema costituzionale è perfetta: – ha detto – i compiti di magistrati, avvocati, parlamentari sono ben delineati e non c’è ragione che si attuino deroghe”.
“Chiedo, infine: tra tutti i visitatori di Provenzano – ha concluso – c’è qualcuno in grado di certificare che sia perfettamente lucido? Se non lo fosse, a parere mio sarebbe ancora più inquietante qualunque visita fuori norma”.
“Li faccio – spiega l’europarlamentare – perché è giusto che ci sia chi ricordi loro che in Italia c’è una legge che permette la collaborazione con lo Stato. Non mi meravigliano gli attacchi che arrivano dai componenti del partito di Berlusconi e dell’Utri che sono stati indagati per mafia”.
“Nessuna meraviglia. Mi sarei meravigliata,e molto, se qualcuno di loro,dei vari Cicchitto,Quagliariello, Paniz ecc. si fosse recato in carcere per confrontarsi con la realtà mafiosa e per invitarla ad aprirsi al confronto, alla collaborazione con lo Stato. Invece attaccano chi fa questa ovvia,normale opera di persuasione. Che abbiano paura è chiaro:cosa potrebbe dire un Provenzano, i Graviano se si pentissero a 360 gradi? Ecco perché quelle trascrizioni sono arrivate al Corriere. È un avvertimento? È un invito a desistere? Io chiedo l’intervento della magistratura perché è un reato”.
“Nessuno ha scritto che in carcere Riina mi ha minacciato di morte e ora è sotto processo per questo. Ci si meraviglia se una persona si impegna sul fronte della legalità. Comunque hanno ragione ad aver paura”.













