Racalmuto. Sembra senza epilogo la vicenda sui confini territoriali tra Racalmuto e Grotte. Una questione, quella sul territorio di Fico Fontanelle che si trascina da parecchi anni. Ma proprio in questi giorni, con un decreto assessoriale dello scorso 4 settembre l’ assessore regionale delle autonomie locali, Nicola Vernuccio, ha indetto il referendum per la rettifica dei confini tra Grotte e Racalmuto che dovrebbe tenersi probabilmente nella tornata elettorale per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana.
A tale referendum saranno chiamati, come previsto dalla Legge 30 del 2000, soltanto i cittadini grottesi residenti nel Comune di Racalmuto. Una decisione quest’ultima che capovolge la decisione dello scorso novembre firmato dall’allora assessore regionale alle Autonomie Locali, Caterina Chinnici, che autorizzava l’amministrazione comunale di Racalmuto a indire la consultazione referendaria, con conseguente pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.
A distanza di meno di un anno nuovo colpo di scena. Adesso, la guerra sembra apparentemente a favore della più piccola comunità di Grotte.
Soddisfatto l’ex deputato regionale Salvatore Caltagirone, nonché assessore della giunta Pilato, che afferma: «L’impegno che avevo preso nella primavera del 2008, sia pure dopo 4 anni, l’ho mantenuto, grazie anche al sindaco Pilato per la disponibilità finanziaria datami e la fattiva collaborazione offertami».
A curare gli interessi del Comune di Grotte è stato l’avv. Giuseppe Fragapani. Per la comunità racalmutese potrebbe trattarsi di un’ulteriore contraccolpo perché comporterebbe il declassamento a comune con meno di 10.000 abitanti, con conseguenze negative per la cittadinanza. Ora si attende l’ufficialità della data per il referendum colpi di scena a parte.
La questione dei confini tra Racalmuto e Grotte va avanti ormai da diversi anni. Si sono contrapposti in questi anni diversi interessi spesso in conflitto. Nessuno dei Comuni vuol perdere quelle poche centinaia di residenti che comunque sia pagano le tasse, mentre i cittadini chiedono di essere «abbinati» al loro comune di appartenenza.












