“State attenti, studiate la storia, perché quando crescono sentimenti di insofferenza e disprezzo verso la politica si sfocia sempre nelle dittature. Da non politico vorrei difendere la democrazia di questo Paese: ognuno di voi può farsi interprete di una voce che chiede più correttezza e trasparenza”. E’ l’appello che il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, rivolge agli studenti intervenuti a Palermo in un cinema e ai circa 10 mila distribuiti in 80 scuole di tutta Italia che hanno seguito in diretta streaming la prima conferenza educativa nell’ambito del progetto antimafia promosso dal Centro Pio La Torre.

“Sotto gli occhi non abbiamo lo spaccato migliore della politica, e purtroppo non ci viene raccontata tutta l’altra parte fatta di impegno e correttezza – ha aggiunto il ministro – ma non facciamo di tutta l’erba un fascio, abbiate fiducia nella politica e nella forza del bene. Capisco la paura, ma essa va dominata e controllata. Dobbiamo chiederci se vogliamo dare retta alla paura o alla nostra capacità di essere persone attive in grado di contrastare il fenomeno”.


Durante la conferenza il ministro dell’Interno ha ricevuto in dono il libro ‘Processo all’articolo 4’ dal figlio del sociologo Danilo Dolci, Amico, che ha ripercorso le orme del padre aprendo un ‘Centro per lo sviluppo creativo’ a Palermo. Il testo ripercorre le battaglie non violente fatte dall’attivista in Sicilia fin dagli anni Cinquanta.

“Filo conduttore della conferenza è la corruzione – ha detto Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre promotore dell’iniziativa – intesa come brodo di coltura della mafia e di quell’intreccio perverso tra affari e politica”. E mentre si discute della legge in materia, il ministro precisa: “Si fa presto a dire che in tema di corruzione si poteva fare di più e si poteva fare meglio. Intanto la legge si è fatta e per di più in un momento delicato, con un governo tecnico che affronta una maggioranza complessa. Chi è più bravo, faccia. La corruzione è un problema che vogliamo affrontare con tutte le risorse a disposizione, ma dobbiamo fare fronte anche a delle scelte che appartengono al Parlamento”.

L’ultimo pensiero il ministro dell’Interno lo rivolge a Falcone e Borsellino, tracciando un bilancio degli ultimi vent’anni della lotta contro Cosa nostra. “Lo Stato ha assicurato i responsabili delle morti di Falcone e Borsellino alla giustizia, con nomi e cognomi, e non è poco. Dire che dalle loro morti lo Stato non ha fatto nulla è ingeneroso e sbagliato, perché quel momento ha segnato un punto di non ritorno nella lotta alla mafia”.