Queste sono state le richieste dell’avvocato Arnaldo Faro, difensore della parti civili della Provincia Regionale di Agrigento, Associazione Antiracket Libere Terre di Ignazio Cutrò, (noto testimone di giustizia vittima di mafia e delle estorsione che vive da tempo sotto scorta) a conclusione della sua arringa difensiva di oltre un’ora e mezza, nel processo Family che si celebra dinanzi al Tribunale di Agrigento, presieduto dal giudice Giuseppe Lupo. Lo stesso difensore ha chiesto che gli imputati Antonino Bartolotta e l’ex sindaco di Castrofilippo Salvatore Ippolito siano anche condannati al risarcimento del danno nell’ammontare di 1.000.000 di euro in favore della Provincia Regionale di Agrigento, con la concessione di una provvisionale immediatamente esecutiva di 50.000 euro e nell’ammontare di 250.000 euro, con una provvisionale, immediatamente esecutiva di 15.000 euro in favore della Associazione Libere Terre di Ignazio Cutrò. Nel corso dell’articolata esposizione l’avvocato Faro ha sostenuto che la responsabilità dei due imputati appariva certa ed indiscussa, sulla scorta delle univoche dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati e Giuseppe Sardino, i quali, concordemente, hanno indicato in Bartolotta (che i collaboratori di giustizia solevano chiamare “u zi Antonino Bartolotta”, uomo saggio ed all’antica) il capo mafia del Comune di Castrofilippo e nell’ex Sindaco del Comune di Castrofilippo Salvatore Ippolito, come un soggetto “avvicinato” alla famiglia di Cosa Nostra del medesimo Paese. Secondo le dichiarazioni d Maurizio Di Gati e Giuseppe Sardino, il cui contenuto è stato minutamente illustrato e integralmente letto in udienza dall’avvocato Faro, l’ex Sindaco di Castrofilippo era stato eletto alla carica di primo cittadino, sia nella tornata elettorale dell’anno 2000 che in quella del 2006con i voti della mafia di Castrofilippo, ragione per cui lo stesso si era reso completamente disponibile ai voleri della stessa e dunque si è posto, nella sua qualità di Sindaco, quale strumento nelle mani delle famiglie mafiose di Castrofilippo e Canicattì subordinandosi stabilmente tanto agli esponenti di vertice delle anzidette famiglie, quali Antonino Bartolotta, Angelo Alaimo e Calogero Di Caro, quanto agli esponenti di Cosa Nostra provinciale, nelle persone di Giuseppe Falsone e Maurizio Di Gati, per il perseguimento delle finalità illecite dell’organizzazione malavitosa.