“La mia esclusione di tutte le ipotesi investigative finora avanzate (pista mafiosa, interna alla Saman e del traffico illecito di armi, ndr) deriva da un’enfatizzazione di un pensiero pessimistico, un giudizio, il mio, non fondato su dati di fatto, ma da attribuire a un’intuizione. Non cambio versione su quanto detto. Preciso, però, di essermi espresso nel pieno di una crisi emotiva”.

Il fondatore delle Brigate Rosse, Renato Curcio, in aula, davanti a giudici della Corte di assise del processo per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno, spiega così il senso delle sue affermazioni risalenti al 1993.


All’epoca, come, tra l’altro, riportato in un video visionato in udienza, Curcio affermò:  “In tanti cercheranno di dire che è morto perchè la mafia lo ha ucciso, perchè qualche spacciatore lo ha ucciso, perchè qualche amante deluso lo ha ucciso. Ma niente di tutto ciò ci racconterà la storia di Mauro perchè Mauro non è morto per nessuna di queste ragioni. E la ragione per cui è morto resterà inconfessabile, impossibile da raccontare”.

Curcio ha sostenuto di non aver mai avuto alcun sentore che Mauro Rostagno corresse un pericolo di vita: “la notizia della sua morte mi ha raggiunto come un evento imprevedibile”.

L’ex terrorista ha poi ricordato la figura di Rostagno: “era un esponente del ’68 europeo; tra di noi c’era un rapporto intellettuale di affetto e di amicizia profonda; ma quest’amicizia non implicava, necessariamente, una condivisione di scelte”. A questo proposito, il teste ha fatto riferimento ai rapporti intercorsi tra Rostagno e Francesco Cardella, cofondatore della comunità Saman. “Rostagno era un uomo libero, anti-autoritario, mi stupì che una figura di questo genere potesse subire l’influenza di un guru come Cardella. Ma non chiesi mai a Mauro spiegazioni”.

La difesa di Vito Mazzara, imputato con l’accusa di essere uno degli esecutori materiali del delitto, avvocato Vito Galluffo, ha chiesto alla Corte l’acquisizione delle dichiarazioni rese da Renato Curcio, nel settembre dello scorso anno, ai pm della Dda di Palermo, nell’ambito di un’indagine parallela sull’omicidio Rostagno. La Corte si è riservata di decidere. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 21 novembre, quando sarà escusso, su richiesta delle parti civili, il giornalista Claudio Fava.