I sindaci del bacino dell’Uva Italia Canicattì scendono in campo a soccorrere il settore fortemente in crisi a causa dei danni provocati dal maltempo. Per il 4 di dicembre, infatti, è stato convocato un tavolo tecnico al quale prenderanno parte sindaci ed amministratori dei comuni delle province di Agrigento e Caltanissetta che fanno parte del bacino dove viene prodotta l’uva Italia di Canicattì, per sottoscrivere un documento che sarà inviato al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta dove si chiederà la dichiarazione dello stato di crisi del settore e interventi a sostegno dell’agricoltura che rappresenta fonte primaria di sostegno per un territorio che comprende oltre 350 mila abitanti.
La riunione si terrà alle 10.30 presso la sede dell’incubatore d’impresa che si trova a Castrofilippo. Intanto, l’assessore comunale all’agricoltura di Canicattì Vincenzo Guarneri, ha chiesto agli agricoltori che hanno subito danni causati dal maltempo di effettuare le segnalazioni all’ufficio agricoltura dell’ente in manierata quantificare realmente quali siano le perdite che hanno subito gli stessi e quindi potere ufficializzare la richiesta dello stato di crisi del settore. Per parlare di questa problematica la scorsa settimana presso il comune di Canicattì si era svolta una riunione che aveva visto la partecipazione di agricoltori, amministratori e rappresentanti sindacali del settore.
Secondo una prima stima si calcola che quest’anno il settore dell’Uva Italia Canicattì abbia subito perdite per oltre 10 milioni di euro. A mettere in crisi un comparto già di per se in ginocchio la nebbia e gli sbalzi continui di temperatura che hanno dato il colpo di grazia al settore fortemente in decadenza. Si calcola, che ogni anno nel bacino dell’ “Uva Italia Canicatti” di cui fanno parte anche numerosi comuni della provincia di Caltanissetta, venga movimentato un giro d’affari che sfiora i trenta milioni di euro. Ma attualmente le perdite sono di oltre il 40%. Migliaia di chili di uva da tavola prodotta nel bacino di Canicattì, in questi giorni non riescono a raggiungere i mercati e finiscono direttamente nelle cantine per la trasformazione in mosto. Uva che viene pagata a pochi centesimi al chilo e che va certamente al di sotto delle aspettative che si attendevano i produttori del settore. E’ una situazione, che rischia di degenerare da un momento all’altro e le perdite di oltre 10 milioni di euro sin qui ipotizzate sono quasi certamente destinate ad aumentare. A questo bisogna aggiungere una sorta di boicottaggio messo in atto dalla Grande Distribuzione.
FONTE: CV












