Margaret Mitchell è stata una scrittrice che è riuscita a superare il tempo grazie alle sue doti creative tratte in parte dalla fervida fantasia, in parte dagli avvenimenti cui assistette come emanazione del precedente storico fin da piccola, in parte dalla realtà sociale delle donne del primo ‘900 le quali cercavano una loro realizzazione al femminile in un mondo totalmente bacchettone e maschilista. In cima alla lista il padre che vedeva le donne, compresa la figlia, nate con il solo scopo di realizzarsi nel matrimonio contrariamente alla madre che invece, grazie al suo intelletto illuminato, avrebbe voluto una piena completezza femminile come del resto chiedevano i primi movimenti femministi allora neonati e fortemente avversati. Il mondo di Margaret era quello del sud, era nata infatti ad Atlanta in Georgia l’8 novembre del 1900 nel periodo in cui i postumi della Guerra di Secessione erano sopratutto il malcontento contro la popolazione nera ormai libera che nel 1906 dovette subire violentissime rivalse ad opera del famigerato Ku Klux Clan, gruppo brutale e sanguinario contro la gente di colore, che culminò con distruzioni, devastazioni, omicidi. Pur essendo piccola, Margaret visse in toto la situazione e la conservò nel suo animo. Intanto il padre nel suo dispotismo rimproverava alla figliola di non avere sufficienti grazie estetiche per poter accalappiare un marito, per cui l’unica strada che la ragazza avrebbe potuto percorrere sarebbe stata quella del convento. Fu forse per sfuggire a questo clima di persecuzione psicologica continua che, alla fine, la poveretta fece i bagagli e si avviò dalle suore al Washington Institute nonostante la madre la pregasse di non farlo. Il soggiorno non durò a lungo, infatti si trasferì in un college del Massachusetts dove più approfonditamente si interessò di studi umanistici scoprendo la sua inclinazione per gli argomenti letterari. Purtroppo, nel 1919, la morte della madre la riportò a casa per riprendere le occupazioni femminili che il padre riteneva unico scopo della vita di una donna, lontana il più possibile dai libri. Ma Margaret non si diede per vinta e nella veste di collaboratrice dell’ ” Atlanta Journal Sunday Magazine” riuscì ad intervistare Rodolfo Valentino, grande bello del cinema di quegli anni. Intanto l’epoca del proibizionismo imperversava in America con tutte le conseguenze che portava in sé a causa delle distillerie clandestine, del traffico illegale di whisky nonché della malavita, flagello di quegli anni. Si innamorò, sposò, e lasciò di gran carriera l’uomo nelle cui braccia era erroneamente caduta; lo piantò lasciandogli tutto il carico di cattive qualità che egli aveva portato come dote personale. Dopo quattro anni sposava colui che era stato il testimone di quelle infauste nozze:John Marsh. Ancora la scrittrice non era nata, Margaret infatti si accostò al romanzo per un puro caso a causa di un periodo di forzato riposo in cui forse ripensò a quanto aveva visto da piccola nei confronti della gente di colore oppure le tornarono in mente gli avvenimenti del profondo sud durante la Guerra di secessione o ancora ripensò al dispotismo paterno e, quindi, alla condizione femminile, o all’amore romantico quando rimane soltanto sogno di una vita. Allora, lentamente, si fecero strada le figure di Scarlett O’Hara, capricciosa e appassionata, testarda e arrivista, scaltra e calcolatrice, innamorata perdutamente di Ashley Wilkes, lamentoso vinto da eventi che gli sconvolgono la vita e buon navigatore tra due donne, Scarlett e la moglie Melany; infatti attende la morte della seconda ( alla fine del romanzo) per rivelare a Scarlett che è sempre stato innamorato della consorte, della buona, miope, remissiva e ( non si sa se troppo sciocca per capire le voglie di Scarlett o troppo furba nel gestire gli eventi spiacevoli che, poveretta, le piovono addosso da ogni parte) piagnucolosa Melany, del rude affascinante avventuriero Rhett Butler dalla pessima reputazione, totalmente soggiogato dalle grazie di Scarlett che vuole a tutti i costi. Il romanzo è un fiume in piena e si snoda su più di mille pagine attraversando il dramma della guerra di Secessione e il tracollo del vecchio Sud con tutte le conseguenze che ne derivarono, dal cambiamento della società dell’epoca al boom economico che seguì alla distruzione bellica . Quando fu pubblicato nel giugno del ’36 il primo a stupirsi delle vendite fu l’Editore che quasi non credeva alla vendita delle copie in quattro settimane e dopo sei mesi: 180.000 e poi un milione. Era il successo e vide il suo coronamento quando la Selznick International Pictures nel 1939 realizzò quel colossal cinematografico di Victor Fleming che sfidò il tempo grazie anche allo splendido cast in cui recitarono attori dalla magistrale e indimenticabile interpretazione: Vivien Leight offrì il volto alla bellissima Scarlett, Clark Gable al vigoroso Rhett Butler, Leslie Howard al lamentoso Ashley Wilkes, Olivia De Havilland alla smielata Melany. Il film fu un vero trionfo nella sua totalità ed ebbe un record di incassi; ancora oggi viene riproposto ed il pubblico segue le avventure dei personaggi che ormai fanno parte della storia del cinema. Il romanzo fu ed è un successo, si continua a leggere tant’è che le vendite restano elevatissime, oggi trenta milioni di copie, perché in fondo riesce ad attrarre il lettore grazie all’innegabile fascino che i personaggi creati dalla sua fantasia emanano e soprattutto Scarlett con quel suo fatalismo che si traduce nella frase: “Ci penserò domani. Dopotutto domani è un altro giorno” Margaret Mitchell morì investita da un tassista ubriaco.
Maddalena Rispoli


















