“I testimoni di giustizia vanno protetti con la massima attenzione e accuratezza garantendo agli stessi ed alle loro famiglie di poter svolgere una vita serena e dignitosa. Non è accettabile che Ignazio Cutrò, imprenditore di Bivona (Ag) e testimone di giustizia, debba vivere nel terrore per aver scelto di denunciare e far condannare un intero clan mafioso che lo taglieggiava. Le disattenzioni nel sistema di protezione denunciate dall’imprenditore bivonese sono allarmanti. Riteniamo che le direttive in tema di protezione debbano essere rispettate integralmente garantendo l’utilizzo di personale specializzato per il servizio scorte e che la scelta di sostituire la vigilanza fissa sotto casa con un sistema di telecamere a circuito chiuso vada rivista dato che l’abitazione della famiglia Cutrò si trova in aperta campagna. I testimoni di giustizia rappresentano elementi preziosi nella lotta alla mafia e dimostrano ogni giorno coraggio e grande levatura morale. Siamo certi che il Ministro degli Interni ed i vertici dell’Arma dei Carabinieri, verso i quali nutriamo sentimenti di stima e rispetto, sapranno ascoltare il grido di dolore lanciato dall’imprenditore bivonese e sapranno restituire la giusta tranquillità alla sua famiglia”.
Comunicato stampa congiunto associazioni:
“S.O.S Democrazia”, “Confartigianato Sicilia”, Antiracket “Libere Terre”, Comitato “Il Salvagente”, “L’Altra Sciacca”, Antiracket “Paolo e Giuseppe Borsellino”, “Ad Est”, “Fuori dal Coro”, Presidio “Libera” Santa Margherita Belice, “Socialismo Cristiano”, “Agende Rosse Agrigento”, Comitato “Pio La Torre Agrigento”
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inalmente, ad Agrigento qualcosa si muove_. Sono state queste le prime parole, commosse, del testimone di giustizia Ignazio Cutrò, giunto stamattina, insieme alla scorta, al Caffè letterario Luigi Pirandello, per un incontro con l’associazione “Terranostra contro le mafie”. L’associazione, impegnata da pochi mesi sul fronte dell’informazione e della cultura antimafia, sta registrando attività notevoli sul campo_per intraprendere un cammino verso la legalità, in un territorio difficile come il nostro, contraddistinto dal silenzio_, afferma la presidentessa Azzurra Saviano.
L’incontro, del tutto informale, che da un lato ha assunto la forma di un dibattito aperto in cui anche semplici cittadini interessati hanno potuto intervenire raccontando le loro posizioni, è stato un momento di seria riflessione sul fenomeno mafioso, sia a partire dall’esperienza purtroppo vissuta da Ignazio Cutrò, che con la sua storia ha permesso, ai presenti, di toccare concretamente con mano quali siano gli aspetti di una vita dedicata allo stato e al diritto, che ogni giorno lotta la criminalità organizzata e sostiene chi ne è vittima, sia da parte dei ragazzi dell’associazione, che, numerosi, hanno posto all’imprenditore bivonese domande sul contesto contemporaneo, sulla collusione tra politica e mafia, su come aiutare la società civile.
Cutrò ha sottolineato più volte che coloro i quali si schierano per la legalità cadono, troppo spesso, nella solitudine. La vicinanza ricevuta da parte dello Stato, della stampa e dai cittadini è quasi sempre retorica, o addifittura fittizia. Per resistere, ha continuato, è necessaria la coesione e, soprattutto, l’ostinazione nel voler costruire un futuro senza criminalità. Questo è stato il suo semplice, ma profondo, messaggio: _La mafia è una strada a cinque corsie, facile e piena di soldi, che finisce presto, e tragicamente. La lotta alla mafia, invece, è simile a una scalata, mentre hai sulle spalle pesantissime pietre. Raggiungi la vetta con molto sforzo, ma, alla fine, respiri aria pura_.












