E’ ben nota l’espressione “facite ammuina” come facente parte di una disposizione del Regolamento dell’Armata del Mare ovvero la Real Marina Borbonica vanto del regno delle due Sicilie. L’uso è quasi corrente ma la genesi davvero deve attribuirsi a detto Regolamento? In napoletano con “ammuina” si intende produrre chiasso, fare confusione dunque sembrerebbe l’ordine militare ai marinai di far confusione sulla nave in vista di una ispezione per mostrare quanto laboriosi si fosse e non preda dell’ozio. E’ mai possibile che la flotta borbonica, una delle più potenti del Mediterraneo dovesse ricorrere ad una tale direttiva per mostrare quanto si fosse operosi soltanto per una occasione confermando che nel restante tempo ci si abbandonasse all’inerzia? Se così fosse, non ci si spiega come una flotta a vapore del genere potesse essere sempre in piena efficienza e pronta a solcare il mare con successo in quanto è ben noto che una nave se non è costantemente curata decade in brevissimo tempo poiché l’anarchia a bordo porta inevitabilmente alla distruzione inoltre sia l’esercito che la Marina, avevano avuto un grande impulso sotto i Borboni, a cominciare da Ferdinando, e tutti noi sappiamo che su una nave il lavoro dei marinai è sempre continuo ed alacre così come nelle caserme dove gli uomini non sono mai lasciati all’indolenza. Vediamo che cosa recita la disposizione in questione.

REGOLAMENTO da impiegare a bordo dei legni o dei bastimenti della Real Marina


Napoli 20 Settembre 1841.

Regno delle due Sicilie

Collezione dei Regolamenti della Real Marina. Anno 1841 N 266

REGOLAMENTO da impiegare a bordo dei legni o dei bastimenti della Real Marina

Napoli, 20 settembre 1841

CapitoloXIX

Art. 27- FACITE AMMUINA- All’ordine “facite ammuina” tutti chilli che stanno a propra vann’a poppa e chilli che stann’a dritta vann’a sinistra e chilli che stann’a sinistra vann’a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’ncoppa e chilli che stanno ‘ncoppa vann’abbascio, passann’tutti p’o stesso portuso; chi non tiene nient’a ffa, s’arremena ‘cca e ‘lla.

Ordine: “FACITE AMMUINA”

N.B.: Da usare in occasione di visita a bordo delle Alte Autorità del Regno.

Questi ordini ci fanno molto riflettere dal momento che sono espressi in dialetto anziché in italiano ammantando il tutto di una formula da operetta. Benché anche Ferdinando amasse esprimersi in dialetto e così la Corte, si ammetterà che in momenti ufficiali il linguaggio non fosse improntato al vernacolo bensì all’italiano quindi non si comprende come fosse possibile che dettami di siffatto genere potessero essere scritti in una lingua differente anche perché le alte sfere non erano composte da gente ignorante anzi gli studi erano impartiti alle classi più elevate con molta severità; è pur vero che il popolo era analfabeta ma, probabilmente, la lettura degli ordini veniva verbalmente riferita in dialetto per una buona comprensione ma pensare che venissero scritti su atti ufficiali… Allora? Non sarà che una certa volontà denigratoria abbia indotto alla divulgazione di questa formula onde rendere il Governo borbonico governo da burletta? A ciò aggiungiamo che era elevato il numero di uomini in servizio a bordo e l’ordine recita “passann’ tutti p’o stesso pertuso” cioè imboccando tutti la stessa uscita, il che è paradossale in quanto si sarebbe creato un intasamento tale da bloccare il supposto movimento, rendendo all’occhio esperto non già l’idea di operosità bensì di stolida insipienza aggravata dal successivo dettame che recita:”chi non tiene nient’a ffa, s’arremena ‘cca e ‘lla” cioè chi non è impegnato in questa manovra giri senza meta. Si evince che a bordo una tale manovra sarebbe stata impossibile da mettere in atto anche perché sarebbe venuto a mancare il cerimoniale di accoglienza dovuto alle personalità quando salgono a bordo. Si deduce inoltre che sarebbe stato impossibile adottare un tal sistema sulle navi della flotta borbonica le quali avevano raggiunto invidiabili livelli di efficienza, raggiungibile soltanto con una disciplina seria e lontana da formule che avrebbero, tra l’altro, fatto decadere l’austerità dell’ammaestramento marinaro e l’obbedienza dei marinai nei confronti degli ufficiali con il conseguente rifiuto agli ordini emanati. Allora come poté diffondersi qualcosa di similare. Certamente quando vi è la disfatta è facile per i vincitori usare la maldicenza per trarne vantaggio e così le storielle nascono, si diffondono, si fortificano, si stabilizzano nel tempo acquisendo una patina di certezza. Si racconta che Federico Cafiero, Ufficiale napoletano si fosse unito ai piemontesi quando le truppe di questi ultimi avevano invaso il Regno delle Due Sicilie. Fu sorpreso a dormire in servizio con l’equipaggio, come dire, rilassato e per tal motivo l’ammiraglio piemontese lo arrestò e punì per indisciplina. Tornato al comando della nave, egli avrebbe istruito l’equipaggio a “fare ammuina” nel caso di una visita a bordo onde dimostrare la valida capacità ed operosità in atto. Storie, vicende che si tingono di verità con il trascorrere del tempo e si vestono di una veridicità più adatta all’ilarità che alla precisione storica.

Maddalena Rispoli