Per la presunta trattativa Stato-mafia il pm Nino Di Matteo ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 imputati. Erano 12 inizialmente: è stato escluso Bernardo Provenzano la cui posizione è stata stralciata. Una decisione, quest’ultima, legata allo stato di salute del boss che e’ stato giudicato non in grado di presenziare alle udienze che si stanno svolgendo davanti al giudice per le udienze preliminari, Piergiorgio Morosini.
Al termine di una lunga requisitoria, che si è svolta a porte chiuse all’interno dell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, la Procura ha ribadito le accuse di attentato, con violenza o minaccia, a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, aggravato dall’agevolazione di Cosa Nostra, accuse mosse a 10 degli 11 imputati: i mafiosi Leoluca Bagarella, Totò Riina, Antonino Cinà e Giovanni Brusca; gli ufficiali dei carabinieri Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno; l’ex ministro Calogero Mannino, il senatore Marcello Dell’Utri e Massimo Ciancimino – figlio del sindaco mafioso di Palermo, don Vito Ciancimino – accusato anche di concorso in associazione mafiosa e calunnia aggravata.
Chiesto, infine, il rinvio a giudizio per falsa testimonianza per l’ex ministro Nicola Mancino. Le richieste arrivano il giorno dopo l’esposizione, da parte del presidente della Commissione parlamentare antimafia Beppe Pisanu, della relazione conclusiva sulla trattativa Stato-mafia in cui si esclude che vi fosse un livello politico di interlocuzione. La Procura di Palermo sostiene che mafia e Stato trattarono, per il tramite di uomini delle istituzioni e delle forze dell’ordine, allo scopo di mettere fine alla stagione delle stragi con la concessione, in cambio, di alcune contropartite richieste da Cosa Nostra come l’alleggerimento del regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis.












