Riceviamo e pubblichiamo integralmente le riflessioni , inviateci da un nostro affezionato lettore,  riguardanti  le elezioni del parlamento nazionale.

“Lo scorso 25 ottobre, pochi giorni prima delle elezioni regionali, Canicattìweb ebbe a pubblicare una mia lettera dal titolo “Perchè non voterò Beppe Grillo”.


Oggi ritorno sull’argomento, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del parlamento nazionale. Il Movimento 5 stelle è dato dai pronostici in marcia crescente, pur col rigoroso silenzio dei suoi candidati. “Evitare la partecipazione ai talk show televisivi” dispone, infatti, il Codice di comportamento per gli eletti del Movimento 5 Stelle in Parlamento. La silente armata sembra muoversi come Fabio di Striscia la Notizia, sempre presente accanto a Mingo, ma senza aver alcun diritto di parlare. Il movimento di Grillo va molto forte. Egli riesce, anche quando non fa più ridere, a riempire le piazze intorno ai palchi da cui continua ad arringare la folla dicendo cose vere. Anzi verissime: va male l’Italia degli sprechi, dello sperpero del pubblico danaro, della disoccupazione dilagante, della carenza di posti di lavoro, dell’esosità del prelievo fiscale. Il ligure individua nella classe politica, che da diversi decenni si alterna alla guida della Nazione, una delle responsabilità della crisi economica. In vero, però, il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia, ma investe anche la Francia e la Spagna, la Grecia e l’Olanda, il Belgio ed il Portogallo, i paesi dell’Est e la Gran Bretagna. Forse anche la Germania. Eppure in quelle nazioni non c’è ora, né c’è stata in passato la stessa classe politica nostrana su cui far ricadere le responsabilità di quei disastri economici ed occupazionali. Chissà cosa ne pensa su quelle responsabilità il simpatico comico. Chissà se egli ha idee chiare anche sui responsabili della crisi di quei paesi e se ha anche le ricette per l’opportuna terapia di quelle economie.

Non è sufficiente essere “contro” le cose che palesemente non vanno bene, lo sappiamo fare tutti, anche se non siamo bravi come Grillo (quanto meno dal punto di vista mimico e recitativo). Occorre dimostrare come e soprattutto con quali uomini far rimettere l’Italia in marcia. Essere “ministro della repubblica” non è una sorta di iscrizione al Lions o al Rotary o all’azione cattolica o, per restare a casa nostra, all’Accademia del Parnaso come arcade maggiore. E’ qualcosa di diverso poiché si richiede al ministro una capacità professionale e manageriale che, all’attualità e salvo mie lacune cognitive, non mi pare che siano state messe in evidenza nel movimento del comico genovese, almeno perché nessuno ci ha detto chi sarebbero i “papabili” componenti di un ipotetico governo sostenuto o, addirittura, formato da Grillo.

Penso che sbaglierebbe, e non di poco, chi, in assenza di buoni e credibili progetti, si lasciasse esclusivamente trascinare dall’ovvietà dell’accusa ad una classe dirigente, anzi dominante, che, è vero, ha mal operato pensando prevalentemente ad ingrassarsi mentre ha mostrato di essere incapace di tentare, nei tempi e modi opportuni, di farci arrivare un po’ più preparati all’inevitabile crisi del mondo occidentale, per far trovare l’Italia meno esposta al rischio di dover pagare due volte il prezzo del disagio, come purtroppo sta ora avvenendo.

Penso che sbagli chi non ricorre alla ragione per capire la profonda inutilità e pericolosità di un voto dato a chi finora ha dimostrato di essere bravo a mazziare senza, però, dimostrare se ha anche il talento di saper costruire.

Ripeto, come dissi in altra occasione, è pericoloso affidare le sorti del governo della nostra nazione nelle mani di chi, pur onesto, tuttavia mette il bavaglio ai suoi collaboratori, gestendoli come una classe di scuole elementari.

Se Grillo si ostina a posizionare il silenziatore nelle bocche dei suoi amici di partito, credo che all’atavico male dell’ingerenza delle segreterie politiche si aggiunge, con Grillo, il nuovo male della soppressione della libertà di parola agli uomini del suo movimento ai quali egli interdice la facoltà di esprimere un proprio parere.

Lo so bene che in politica vige il principio della coralità che avviene, certamente, quando uno parla per tutti ma avviene, anche, quando tutti parlano come se fossero una sola persona. Nel movimento di Grillo manca proprio una parte essenziale della coralità: il parlare tutti come se fossero una sola persona.

A me fanno paura coloro i quali parlano senza lasciar parlare gli altri e ritengono che l’elettore debba essere considerato semplicemente come un fan che deve andare sotto il palco (o anche sotto un maxi schermo) solo per applaudire ed andare in estasi. L’elettore è “homo sapiens”, è un uomo che pensa, che ragiona, che misura le proprie idee con quelle degli altri. E’ un uomo che non permetterà che la propria capacità di ragionamento sia condizionata dall’estasi dell’emotività.

Sarebbe bello se Grillo ci facesse conoscere i suoi progetti per costruire un’Italia migliore. Se ci facesse sapere chi sarà il ministro degli esteri che ci propone o il ministro dell’economia o quello degli interni o quello della giustizia. Insomma, sarebbe bello se ci facesse conoscere le qualità professionali di chi dovrà amministrare l’Italia dentro le mura e rappresentarla all’estero nell’ipotesi in cui il suo peso politico dovesse essere tale da determinare o condizionare i futuri governi. Credo, e con me molti altri lo credono, che, se anche un solo suo ministro si lasciasse tappare la bocca da lui, vi sarebbero molti buoni motivi per dubitare delle capacità amministrative e decisionali del ministro designato, ma anche della propensione verso una vera democrazia da parte dello stesso Grillo.

Sia ben chiaro, tuttavia, che non v’è alcun negativo giudizio preconcetto da parte mia verso Grillo e neppure verso i grillini. Di tutti loro ammiro la verve contestatrice che mi evoca gli anni della mia verde età vissuti, anche, sulle barricate di ideologie che forse non trovavano grandi consensi tra la gente, ma che mi gratificavano perché non v’è cosa più bella dell’essere orgoglioso delle idee che si hanno. In altra occasione dissi, ed ancor ribadisco, che grillino lo fui anch’io quando Beppe Grillo aveva i pantaloni corti, più corti dei miei. Né posso oggi escludere di essere, a modo mio, grillino quanto meno per lo spiccato senso dissacratorio e di contestatore che coltivo in me. Ma la ragione, la ponderata valutazione dei complessi scenari politici che si dischiudono davanti al nostro futuro non può non indurre tutti alla vera e seria riflessione sull’inconsistenza di una sistematica picconatura senza che essa sia supportata da un realistico progetto costruttivo del futuro.

I giovani che oggi con forte entusiasmo ascoltano Grillo (anche attraverso i maxischermi) potrebbero domani essere, ancora maggiormente, vittime proprio di quel movimento che essi stessi oggi sostengono. Io penso che dobbiamo fare un grande sforzo ed andare oltre certe apparenze, anche di natura mediatica. Non occorrono episodi eclatanti come lunghe nuotate o recital sui palchi, non occorrono aggressioni verbali ed efficienti reti di comunicazione per risolvere le crisi economiche. Grillo, o chi effettivamente manovra i fili del teatrino, è un grande comunicatore avendo saputo creare o farsi creare una perfetta rete di informazioni telematiche ed ha ben saputo toccare i tasti del disagio. Però, interroghiamoci tutti, prima che sia troppo tardi, se il contenuto dei progetti del movimento di Grillo sia compatibile con il progetto di un’Italia europea, di un’economia che si deve sviluppare in un contesto internazionale. O se forse quello di Grillo non è, come appare, un sistema di comunicazione pubblicitario che, come molti messaggi pubblicitari, rischia di condizionare erroneamente i nostri costumi ed i nostri consumi. Spesso con gravi danni per gli stessi consumatori.”

Cordialità

Giuseppe