Cielo terso, sole splendente con l’Etna innevato, termometro che segna 15 gradi. È l’alba del giorno dopo a Catania, all’indomani del violento nubifragio che si è abbattuto sulla città attraversata da un fiume d’acqua che ha travolto auto, moto, tavoli e sedie, causando una decina di feriti, non gravi. Ma il sereno dopo la tempesta è soltanto apparenza. È cominciata la conta dei danni e non si stempera ancora la polemica sull’allerta meteo.

Nella centrale piazza Duomo, dove ieri le auto erano adagiate contro le cancellate della Cattedrale, restaurata dal Vaccarini dopo il terremoto del 1693, i commercianti si sono messi al lavoro per ripulire i negozi invasi da fango e risistemare i locali. Scena ripetuta in diverse zone del centro storico. Secondo le prime stime i danni ammonterebbero ad alcuni milioni di euro per le strutture pubbliche: palazzi, strade e tombini.


Tre scuole, oggi tutte chiuse perchè le lezioni sono state sospese, per esempio, hanno delle infiltrazioni. Tecnici e operai del Comune sono già al lavoro per rimetterle in sicurezza. L’emergenza è alla XX Settembre, che sarà sede di seggio elettorale domenica e lunedì prossimi per le politiche. Un’ala dell’istituto resterà aperta agli elettori, mentre quella danneggiata è stata isolata e sono stati avviati interventi necessari a poterla riaprire alla ripresa delle lezioni.

A causare i danni è stata una autentica bomba d’acqua: un’ora di violenta pioggia che ha investito la città, dove si sono raccolte anche le acque precipitate sui comuni delle pendici dell’Etna. Meteo.it stima che siano caduti tra 80 e 100 millimetri, quasi un sesto della pioggia di un anno su Catania, che ha avuto un effetto devastante sul capoluogo etneo. Anche psicologico: nel pomeriggio, all’arrivo di spesse nuvole che si si sono addensate nel cielo, i catanesi si sono interrogati su un possibile nuovo temporale. Ma gli esperti tranquillizzano: le previsioni non parlano di pioggia. La paura porta a ieri, ma anche al 15 ottobre del 2003 quando una 21enne, Annalisa Bongiovanni, morì annegata dopo essere stata travolta dall’acqua in via Galermo trasformata in un “torrente” in piena anche allora da un violento nubifragio.

Questa mattina il sindaco Raffaele Stancanelli, dedicatosi ad alcuni sopralluoghi, è tornato sull’argomento rilasciando un’intervista al nostro sito: ”E’ stato un evento di proporzioni straordinarie, non prevedibile. Mi preme sottolineare che da parte nostra non c’è stata alcuna polemica con la protezione civile, i protocolli sono stati rispettati. Abbiamo ricevuto un avviso di ordinaria criticità e abbiamo presidiato le zone dei torrenti, dove la situazione ha retto bene”.

“Quando arriva dall’Etna una massa d’acqua come quella – ha aggiunto il primo cittadino – non penso che qualcuno possa prevedere come bloccarla. Non abbiamo la sfera di cristallo. La pulizia e la manutenzione ordinaria dei tombini avvengono regolarmente. Per fortuna non c’è stato alcun danno alle persone. E’ importante che abbia retto benissimo il lavoro fatto a Santa Maria Goretti. Quel che è accaduto non ha alcun nesso con la pulizia del centro storico, che peraltro viene effettuata puntualmente”.

Pronta la replica di Giuseppe Berretta, parlamentare Pd e candidato sindaco alle prossime comunali. “Se un episodio si verifica costantemente – ha osservato Berretta ai nostri microfoni – non si può considerare straordinario. Bisogna invece attrezzarsi in maniera adeguata e assumersi le proprie responsabilità. Va registrata l’assenza assoluta di un’amministrazione latitante, soprattutto in casi di estrema gravità come questo. Le immagini di Catania allegata hanno fatto il giro del mondo, è paradossale vedere le auto travolte dall’acqua in via Etnea e sentir dire dall’amministrazione che tutto va bene. La pulizia di caditoie e tombini andrebbe eseguita in modo tempestivo e invece ciò non è accaduto”.