San Giuseppe si identifica con la famiglia di cui è angelo tutelare. La Sicilia, sicuramente, è la regione d’Italia dove uno dei simboli dell’iconografia popolare è rappresentato dal Santo che, oltre ad essere protettore degli artigiani, è anche protettore dei poveri. E così, in ogni parte dell’isola, San Giuseppe, nel giorno della sua festa alla vigilia dell’inizio della primavera, viene onorato attraverso la ricchezza di “tavolate” preparate dalle famiglie per sfamare simbolicamente i più deboli.
E’ in tale contesto che il Gruppo Volontariato Vincenziano di Canicattì il 19 marzo ha organizzato una tavolata simbolica arricchita dai cibi preparati da molte signore della nostra città.
Però, se questo è stato l’omaggio ad una tradizione popolare che si reitera ogni anno per San Giuseppe, a Canicattì così come in molte città e sperduti paesi della Sicilia, vi è un altro ben più importante rito che, proprio ad iniziativa del Gruppo Volontariato Vincenziano, si realizza concretamente ogni giorno nella sede di Via Colombo, in un quartiere un tempo abitato dalla buona borghesia locale ed oggi sempre più popolato dalle famiglie di immigrati rumeni e nordafricani. Qui, proprio dove comincia l’ultimo tratto della via Colombo, prima che si arrivi nella vecchia ed aristocratica piazza di Borgalino, l’incessante lavoro delle suore si integra con un commovente e silenzioso volontariato di signore che, giorno dopo giorno, con una costanza senza pause, dedicano il loro tempo all’aiuto dei bambini più deboli, per aiutarli nella crescita, nell’apprendimento, nel miglioramento della loro stessa vita. In modo tanto determinante, così come silenzioso ed efficace, professoresse, madri di famiglia, professioniste, casalinghe dedicano, con grande umiltà, tempo ed amore a chi ne ha più bisogno. Adelina Drogo Cacciatore, presidente instancabile del gruppo, guida la pattuglia delle volontarie con la determinazione e con una dedizione pari a quelle che tutte le altre signore del gruppo sanno infondere.
Sono questi i volti silenziosi e belli di una città che vive un momento di grave crisi economica. Il modo defilato di operare, l’efficacia dell’intervento, l’amore silenzioso che sanno trasfondere ai più deboli fanno elevare la pattuglia delle “volontarie vincenziane” al ruolo nobile di “benemerite” della nostra città.
Forse non guasterebbe qualche attenzione in più, verso questo nostrano e sconosciuto mondo dell’amore e del servizio, da parte di chi dovrebbe guardare oltre la platealità di certe manifestazioni e comprendere che molti eventi festaioli sono ben poca cosa davanti alla sacralità dell’aiuto ai bisognosi.











