La polizia sta cercando il luogo e soprattutto l’arma, un fucile a canne mozze, con la quale è stato ucciso l’uomo rinvenuto carbonizzato dentro l’utilitaria di Calogero Ciulo, 44 anni di Canicattì, di cui non si hanno più notizie ormai da 14 giorni. Per questo motivo da venerdì sera gli agenti della squadra mobile di Agrigento, i colleghi del commissariato ed alcune unità cinofile giunte da Palermo, stanno effettuando delle battute all’interno di casolari abbandonati tra Naro, Campobello di Licata, Ravanusa e Delia. Gli inquirenti, infatti, hanno ormai la certezza che l’omicidio sia avvenuto da un’altra parte e non in contrada «Cardaci» dove è avvenuto il ritrovamento. In quel posto, gli investigatori, non hanno trovato né bossoli e neppure tracce di sangue. Gli inquirenti intanto, stanno cercando di dare un nome a quel cadavere rinvenuto dentro la Fiat Brava dello scomparso, anche se l’ipotesi che possa essere proprio quello di Calogero Ciulo prende ora dopo ora sempre più corpo. Per avere la certezza che si tratti di lui bisognerà attendere l’esame del Dna che dovrebbe essere disponibile degli inquirenti soltanto nei prossimi giorni. I resti carbonizzati del cadavere, invece, si trovano presso l’istituto di medicina legale di Palermo affinché gli esperti stabiliscano a quando risale la morte. La pista più battuta dagli investigatori resta sempre quella legata ai problemi economici di Ciulo ed ai debiti che l’uomo avrebbe contratto. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore del Tribunale di Agrigento Andrea Maggioni.
C.V.












