La procura generale della Cassazione ha avviato l’azione disciplinare nei confronti dell’ex pm di Palermo Antonio Ingroia, trasferito dal Csm alla procura di Aosta. Al magistrato viene contestato di aver continuato a svolgere attività politica, dopo la scadenza dell’aspettativa che gli era stata concessa per ragioni elettorali.

“Non mi sorprende, è una conseguenza della segnalazione del procuratore di Aosta alla procura generale della Cassazione”, ha detto Ingroia, a margine dell’assemblea di Articolo 21 a Roma. Parlando con i cronisti che gli hanno chiesto se continuerà a far politica, Ingroia ha risposto: “Non ho altro da dire, probabilmente farò una conferenza stampa nei prossimi giorni”.


È la riforma dell’ordinamento giudiziario del 2006 ad aver reso illecito disciplinare per i magistrati l’iscrizione o la partecipazione a partiti, come pure il “coinvolgimento nelle attività di centri politici” che possono “condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque compromettere l’immagine del magistrato”. A sanzionare questi comportamenti èl’articolo 3 del decreto legislativo 109 del 2006, che, a chiusura di una serie di divieti, punisce pure “ogni altro comportamento tale da compromettere l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell’apparenza”.

Due anni fa la Consulta, confermando la costituzionalità del divieto, ha stabilito che riguarda anche le toghe fuori ruolo perchè il dovere di imparzialità “coinvolge il magistrato anche nel suo operare da semplice cittadino”. Il caso che aveva dato origine alla pronuncia riguardava l’ex senatore di An Luigi Bobbio, che dal Csm venne sanzionato per aver assunto, alla scadenza del mandato parlamentare, mentre era ancora fuori ruolo dalla magistratura, l’incarico di presidente della federazione di Napoli di An.