La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto una inchiesta sulla morte di Salvatore Cigna, 51 anni,, deceduto lo scorso mese di giugno a causa di un infarto mentre si trovata rinchiuso in un cella del carcere di contrada Petrusa ad Agrigento. L’indagine è scattata dopo la denuncia presentata lo scorso 17 luglio direttamente in Procura dall’avvocato Carmen Augello, legale di fiducia della famiglia Cigna. Il sostituto che coordina l’inchiesta Giacomo Forte ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche dell’uomo al momento del suo arrivo all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento dove è avvenuto il decesso e l’acquisizione di tutta la documentazione medica effettuata in carcere dai medici di Petrusa. L’inchiesta, ovviamente, ha come obiettivo quello di accertare, dopo la denuncia dei familiari se nel decesso del cinquantunenne canicattinese vi siano delle responsabilità da parte di qualcuno. «Si tratta- ha spiegato l’avvocato Carmen Augello- di un atto dovuto da parte della Procura di Agrigento dopo la decisione di presentare denuncia da parte dei familiari dello scomparso. Al momento del deposito della denuncia – ha aggiunto il legale della famiglia Cigna- abbiamo allegato: referti medici, cartelle cliniche che attestano come l’uomo fosse cardiopatico, affetto da diabete mellito e fosse stato sottoposto a diversi interventi chirurgici al cuore per l’impianto di cinque bypass coronarici. Inoltre, abbiamo anche allegato una dichiarazione sottoscritta della moglie di Salvatore Cigna, Natali Speranza, la quale sostiene che durante la detenzione in carcere al marito non sarebbero state effettuate le somministrazioni dei farmaci che gli erano stati prescritti dagli specialisti a causa delle patologie di cui soffriva. Incluse alla denuncia anche le richieste effettuate dai legali di fiducia dell’uomo i quali per il loro assistito chiedevano la concessione dei domiciliari o in alternativa il ricovero in stato di detenzione in una struttura ospedaliera o carceraria idonea per sottoporlo alle cure del caso». L’uomo sposato e padre di 4 figli due femmine ed altrettanti maschi: Teresa, 30 anni, Viviana di 23, Diego di 29 e Claudio di 20 era stato arrestato nel marzo scorso dai carabinieri della Compagnia di Canicattì con l’accusa di detenzione illegale di armi e munizioni.  Il suo decesso, invece era avvenuto il 12 giugno scorso a causa di un infarto che non gli ha lasciato scampo.

CARMELO VELLA