Il 28 luglio scorso una tredicenne figlia di licatesi, residenti a Milano, sarebbe stata stuprata da due fratelli di Licata, di 17 e 23 anni. A distanza di quasi un mese i due presunti responsabili, già identificati, sono ancora in libertà. Doveva essere una bella vacanza nella casa del nonno, ma il soggiorno a Licata, si è trasformato in un vero incubo per la ragazzina. Ieri la madre, avvocato nel foro di Milano, ha rotto il silenzio, “non abbiamo avuto ancora giustizia – dice -, eppure i nomi dei due responsabili sono stati indicati chiaramente. Mi sento ferita mortalmente non verrò più in Sicilia, la terra di mio padre, questa terra per noi oggi è un incubo. Alcuni giorni fa qualcuno del luogo mi ha detto forse per consolarmi, da questi parti funziona così, le violenze sono una sorta di rito di iniziazione per le ragazzine. Sono rimasta di sasso. Resto qui fin quando avrò giustizia”. Il giorno dello stupro la tredicenne è uscita con alcuni amici. Al ritorno a casa la comitiva si era divisa. La ragazzina e una coetanea avevano accettato un passaggio in auto da un ragazzo conosciuto in spiaggia e dal fratello. Nelle campagne poco fuori il paese si sarebbe consumata la violenza sessuale. L’amica è riuscita a fuggire, la tredicenne è rimasta intrappolata nell’auto, in balia dei due fratelli. Poi è stata riaccompagnata indietro. La ragazzina è stata subito accompagnata al pronto soccorso, e poi in caserma per denunciare i fatti ai carabinieri.












