Nonostante gli abitanti di Canicattì siano poco più di trentacinquemila, in città si registra una presenza di un gran numero di immigrati. Quelli in possesso di permesso di soggiorno sono circa 500, ma il loro numero aumenta notevolmente nel periodo della raccolta dell’uva.
E’ proprio perché attratti dal lavoro nelle campagne, tunisini, algerini, marocchini , rumeni e polacchi spesso hanno poi scelto di stabilirsi per sempre nella nostra città, dove hanno trovato occupazione e benessere.
“Anche se la paga non è altissima – dice Marius, un giovane immigrato rumeno – riusciamo a viverci bene. Siamo andati via dalle nostre città natali proprio a causa della povertà, quindi ci accontentiamo di quello che ci danno”. I datori di lavoro, dal canto loro, assumono gli immigrati perché riescono a risparmiare sulla manodopera.
“ Guadagniamo circa 20 euro al giorno – continua il giovane – mentre i locali ne chiedono il doppio. Purtroppo, dobbiamo accontentarci perché non ci sono alternative che ci consentano di vivere”.
Fino agli inizi degli anni novanta gli immigrati che giungevano in città, erano prevalentemente giovani, di sesso maschile e celibi. Il loro principale obiettivo era quello di rimanere per qualche anno in Italia, racimolare dei soldi per poi tornare nel paese d’origine e cambiare sostanzialmente vita. Oggi però non è più così. E’ cresciuta la comunità degli stranieri, composta da tantissime famiglie, grazie all’istituto del ricongiungimento familiare e con parecchi matrimoni misti.
Dalla scelta di tornare in patria una volta raggranellato il gruzzolo, si è passati insomma a quella di scegliere la nostra città come luogo permanente per il futuro. “ I canicattinesi sono gente davvero ospitale – commenta Hassan, un giovane marocchino – posso tranquillamente affermare che in questa città non esiste razzismo. Forse qualche volta , anche per ignoranza, si ha paura del diverso ma passa presto, giusto il tempo di conoscersi.
Qualche piccolo disagio si verifica sotto il profilo religioso. A Canicattì infatti, non esistono luoghi di culto islamico, la religione praticata dalla maggior parte degli extracomunitari, e quindi per ovviare a questo deficit siamo costretti a riunirci nelle abitazioni private per praticare il nostro credo”.












