Oltre cinquemila ingiunzioni di pagamento sono state notificate in questi giorni ai cittadini di Canicattì da parte del comune.
Riguardano il mancato pagamento delle bollette idriche che risalgono agli anni 2006-2007-2008 e che erano state inviate ai cittadini dall’amministrazione comunale. Bollette, che per l’occasione avevano raggiunto anche cifre superiori ai 1500 euro. Il termine di pagamento delle somme dovute al comune è stato fissato in sessanta giorni. Scaduto il periodo in questione sarà direttamente l’ufficiale giudiziario ad intervenire per il recupero delle somme dovute all’ente.
All’epoca, quando le bollette idriche vennero notificate la Cgil portò in piazza i cittadini i quali chiesero il ricalcolo delle bollette. Ma da allora in poi tutto è rimasto bloccato. I motivi per i quali venivano contestate le bollette erano ad esempio il malfunzionamento dei misuratori idrici i quali non avrebbero assicurato una lettura corretta dei consumi reali dell’acqua. Adesso l’invio delle ingiunzioni di pagamento perché il comune ha bisogno di quelle somme che sono già state contabilizzate dall’ente nel bilancio di previsione 2012 e cercare in questo modo di fare quadrare i conti.
Non è da escludere che nei prossimi giorni sulla questione da parte della Cgil possa essere avviata una «class action» per tentare una soluzione collettiva risarcitoria. Anche se sempre su questa vicenda potrebbe pronunciarsi il Giudice di pace al quale alcuni cittadini (ma anche la Camera del Lavoro) si era rivolta quando vennero inviate ai canicattinesi le bollette idriche in questione oggi al centro delle ingiunzioni di pagamento.
«Il comune – dichiara il consigliere del Pd Antonio Maira – continua a vessare i cittadini chiedendo pagamenti di importi già valutati in modo esagerato ed iniquo mettendoli in difficoltà. Considerata la grave crisi economica che la città sta vivendo – conclude Maira- sarebbe stato opportuno arrivare ad una conciliazione diretta in maniera da potere recuperare le somme realmente investite e non quella parte non dovuta per le incongruenze dovute alla richiesta di pagamento della quota fissa che riteniamo sia illegittima perché crea disparità di trattamenti e di prezzi».












