Dati che collocano la Sicilia all’ultimo posto in Italia nel welfare per gli over 65, diventati a loro volta fonte di reddito per le famiglie che arrotondano con la pensione del nonnetto. Che magari resta in casa, oppure viene collocato in strutture non sempre con i minimi standard di dignità. «Siamo una regione vecchia e nel futuro lo sarà sempre di più ma che ha difficoltà ad assistere gli anziani quando si trovano in condizioni di difficoltà».

L’amara considerazione è di Pippo Di Natale, presidente regionale dell’Auser, l’ associazione di volontariato promossa dalla Cgil e dal sindacato dei pensionati: «I dati parlano chiaro. In particolare disegnano un quadro sanitario davvero desolante quelli resi noti dal Ministero della Salute in relazione ai posti-letto disponibili nelle residenze sanitarie assistite e agli over 65 presi in carico dall’assistenza domiciliare integrata. Numeri che ci consegnano un identikit allarmante».


Ma partiamo proprio da questi numeri. E da un “box” che contiene tutta la nostra arretratezza nei servizi alla terza età. Quanti sono gli anziani siciliani che godono di un diritto basilare come un posto-letto in una residenza assistita? Su 936.211 anziani residenti, i posti sono neno di uno ogni mille abitanti over 65, precisamente 0,9. Un cifra ancor più allarmante se si prende come parametro la media nazionale di 14,5 posti letto nelle residenze assistite e nell’assistenza domiciliare integrata. «E il confronto con altre regioni meridionali è sconfortante: basti vedere il 4,6/1000 in Puglia o anche il 3,9/1000 in Calabria». Le uniche regioni che hanno una percentuale più bassa della Sicilia – per ragioni diverse – sono la Valle d’Aosta e il Molise (entrambe a 0,2).

Ma il problema non è legato a un confronto statistico: «Non chiediamo di confrontarci con la Lombardia che posti letto ne ha 29/1000, o con l’Emilia Romagna che ne ha 17,4 – continua Di Natale – ma almeno con le regioni meridionali. Questo nonostante l’invecchiamento della popolazione e nonostante il fatto che sono sempre più numerose le famiglie che non riescono a seguire i propri congiunti».

Le strutture sono di due tipi: residenze sanitarie assistenziali che nell’Isola accolgono 2.493 anziani non autosufficienti e residenze assistenziali con 2.473 ospiti autosufficienti. Secondo le stime Auser, a marzo del 2011 in Sicilia ci sarebbero 900 case di riposo, condizionale dovuto alla difficoltà di reperire numeri da fonti ufficiali, tant’è che l’associazione utilizza il metodo della ricerca dagli elenchi telefonici incrociando i dati con quelli dell’ultimo Piano sanitario regionale, che prevede 2.500 posti in Rsa, di cui 952 attivati e 1.548 da attivare.

L’Auser denuncia anche il principale effetto di questa situazione: «L’insufficiente offerta (sia pubblica che convenzionata) ha determinato un vero e proprio business per i privati, spesso senza alcuno scrupolo, che avviano “case per gli anziani” senza rispettare alcuna norma, come hanno evidenziato recenti interventi della polizia giudiziaria». E intanto chi gioca sporco fa affari d’oro. Le case di riposo abusive, infatti, sono il nemico numero uno per chi rispetta le regole: se in una strutture che rispetta gli standard di personale e dotazioni i prezzi partono da 1.200-1.500 euro al mese di retta, per arrivare anche a 2.000-2.500 per gli ospizi “a 5 stelle”.

Il presidente dell’Auser già in una nostra precedente inchiesta sul pianeta anziani ci aveva dato anche una chiave di lettura: «Ci troviamo di fronte all’assenza totale dei servizi pubblici ospedalieri e domiciliari, con un proliferare di centri privati che in Sicilia significa un sistema fuori controllo, un business nelle mani di pochissime persone». Ma la concorrenza delle case di riposo “fantasma” è spietata: le rette scendono anche a 500- 600 euro al mese e in questi casi, come già segnalato dai vertici dell’Auser, c’è anche una certa connivenza delle famiglie: «La popolazione siciliana è sempre più vecchia e le famiglie sono sempre meno disposte a tenere gli anziani in casa. Quindi, quando ti trovi davanti a persone che ti risolvono un problema, magari a costi più bassi della media del mercato, non si va tanto per il sottile. E questi ha un riscontro anche nella legalità e nella sicurezza dei contratti dei lavoratori, sempre più ricattati quando non messi alla porta con estrema non chalance».

E le cose non vanno meglio in materia di assistenza domiciliare integrata. «Qui siamo in grave ritardo – prosegue Di Natale – nonostante dal 2005 il numero degli anziani in rapporto alla popolazione in Adi sia quasi triplicato passando dall’0,80 per mille abitanti al di sopra dei 65 anni al 2,14. Restiamo comunque il fanalino di coda dell’Italia». Dal 2005 a oggi c’è stato comunque un lento miglioramento: dallo 0,80 di otto anni fa all’1,02 per mille del 2007, arrivando all’1,52 del 2010.

Anche all’interno della stessa regione, scremando i dati provinciali, «si presentano disparità territoriali inaccettabili». Se Ragusa rappresenta il fiore all’occhiello raggiungendo la media nazionale con il 4,12 per mille over 65 (in totale 2.377 trattati su una popolazione di 58.042 anziani), Enna con il suo 0,83 (288 casi su 34.623) e Trapani con l’0,96 (845 su 87.920) rappresentano delle macchie che andrebbero cancellate. “Galleggiano” le altre province: Agrigento 1,46 per mille (1.281 in Adi su 87.902 residenti ultrasessantacinquenni), Caltanissetta 1,87 (949 su 50.822), Catania 2,26 (4.201 su 186.123), Messina 1,65 (2.179 su 132.269), Palermo 2,92 (6.553 su 224.477) e Siracusa 1,79 (1.326 su 74.033).

E allora come uscirne fuori? Ci sono i sodi e anche dove andarli a prendere: il Piano di azione per la Coesione, messo a punto da Fabrizio Barca e rilanciato dall’attuale ministro Carlo Trigilia, ha previsto per la Sicilia un investimento pari a 104 milioni di euro, di cui oltre 41,6 subito disponibili. «È l’occasione irripetibile per dare il segno che anche la Sicilia è una regione per “vecchi”. Sapremo utilizzarli per garantire un numero sempre maggiore di anziani? Ai posteri – conclude Di Natale – l’ardua sentenza».