E’ il giorno del ricordo di quel 21 settembre del 1990, quando un commando uccideva il giudice canicattinese Rosario Livatino. L’agguato si consumò sul viadotto Gasena, lungo la strada statale 640, Agrigento-Caltanissetta, mentre senza scorta con la sua Ford Fiesta amaranto, il giudice ragazzino, come lo definì l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, si stava recando in Tribunale. Per la sua morte sono stati arrestati e condannati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i killer e i mandanti dell’omicidio. Nel giorno del ventiduesimo anniversario sono diverse le iniziative organizzate per ricordare la figura del magistrato. Stamattina sul luogo dell’agguato sono state deposte alcune corone d’alloro collocate sulla Stele che ricorda quella triste pagina della storia agrigentina. Prima ancora per iniziativa delle associazioni “Tecnopolis” ed “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino” nella chiesa di San Domenico si è svolta una funzione religiosa. Per Livatino “Martire della Giustizia e, indirettamente, della Fede” (Giovanni Paolo II, 9 maggio 1993, Agrigento) è stata avviata la fase introduttiva del processo diocesano di canonizzazione.
Mariagrazia brandara dichiara: “L’anniversario della brutale uccisione di Rosario Livatino non può essere solamente occasione per il ricordo di un uomo giusto che si opponeva al potere mafioso. Non può e non deve essere un ennesimo momento di questa visione “museale”, o ancor peggio “commerciale”, della lotta alla criminalità, perché le mafie, ce lo dice la Dia nella relazione per il secondo semestre 2012, sono più forti e radicate che mai. La direzione investigativa antimafia, infatti, indica come siano in aumento fenomeni “silenziosi” come l’usura e il pizzo, così come le intimidazioni a commercianti, forze dell’ordine e magistrati, e come la mafia si stia interessando a molti grandi appalti.
La mafia, come un parassita, si nutre ancora delle risorse del nostro territorio, lo strangola, lo relega all’arretratezza. Per questo non possiamo e non dobbiamo solo ricordare Rosario Livatino e tutte le vittime innocenti della criminalità, ma dobbiamo renderci “credibili”, portando nelle nostre quotidianità, anche solo in parte, la lezione che questi eroi civili hanno scritto con il loro sangue.
Oggi, lo Stato e la collettività tutta, deve rammentare alle giovani generazioni chi è stato Rosario Livatino, e a sé stesso deve ricordare, ad esempio, anche il destino di Pietro Nava, il testimone che fece arrestare i killer del giudice e che non ricevette in cambio alcuna protezione. Mai più i collaboratori devono essere lasciati soli.”
“A 23 anni dal barbaro assassinio del Giudice Rosario Livatino, crediamo che, insieme alla doverosa opera di memoria, le forze sociali ed economiche di questa nostra provincia possano fare di più.
Proprio ieri la DIA snocciolava dati e considerazioni sullo stato della lotta alla criminalità e si evinceva in tutta la sua drammaticità la situazione di una provincia che è ben lontana dall’avere sconfitto il fenomeno criminoso e dove regnano estorsioni, usura, intimidazioni.
“Convivere con la mafia” è impossibile, essa rappresenta il più pesante ed irrisolto nodo che impedendo la libertà economica impedisce lo sviluppo e la stessa democrazia. Se questo è vero, allora davvero la lotta alla mafia dev’essere l’assillo principale di istituzioni e organizzazioni sociali ed economiche.
E’ stato fatto molto sul terreno culturale, ma troppo resta ancora da fare sul terreno concreto della lotta alla mafia. Per questo lo Stato non può e non deve lesinare risorse sul fronte dell’irrobustimento dell’apparato investigativo e della giustizia che significa uomini e mezzi e sostegno concreto a chi opera in “prima fila” che non posso essere lasciati soli o indeboliti.
Da questo punto di vista, ad esempio, continuiamo a sottolineare che non assicurare la scorta al Magistrato Salvatore Vella o come non rendere immediatamente disponibili e riconquistati i beni confiscati alla mafia, rappresentano messaggi di debolezza e di arretramento.
Noi riteniamo che le forze sane di questa provincia debbano unirsi in questo sforzo di denuncia e di mobilitazione concreta “per il lavoro ed uno sviluppo libero dal condizionamento mafioso”.
CGIL lancia un appello a tutte le Organizzazioni Sociali, dell’Economia: rendiamo possibile , in tempi brevi, un incontro, da tenersi simbolicamente a Naro, in C.da Robadau, “nelle terre di Livatino” per continuare questa battaglia, per individuare un terreno concreto di iniziativa e di impegno.
Renderemo pù autentico e più forte il ricordo di oggi”.
Massimo RASO – Segr. Gen. CGIL Agrigento












