“Mi dispiace, mi dispiace… prendere certi argomenti, cioè, questo Binnu Provenzano chi è che gli dice di non fare niente? Qualcuno ci deve essere che glielo dice… Perché non devo fare niente? La cosa…quindi tu collabori con questa gente…a fare il carabiniere pure… e non dici…a rispondergli giusto, regolarmente e dirgli: perché devo fare questo? Qual è il motivo?”. Così il boss Totò Riina racconta al capomafia pugliese Alberto Lorusso i contatti tra i carabinieri, con il tramite di don Vito Ciancimino, che avrebbe avuto Provenzano. Secondo i pm, sarebbe stato proprio Provenzano a fare scoprire agli inquirenti dove era nascosto Riina.

I dialoghi intercettati il 16 agosto scorso sono stati depositati ieri agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia. “Erano i tempi di Binnu.. – racconta Riina al boss pugliese – i tempi del piccolo Binnu sono finiti. Ai tempi miei, di Totò Riina…piccolo Binnu…U ziu Totò Riina solo trattava cose e persone importanti. Però è inutile questo trio…di uomini…non ce n’è a trovare le idee di un cristianu..che si mettono a disposizione per fare i carabinieri”.


E ancora: “Quello è un bambino che adesso si è ammalato..però…Binnu…non capisco…come lo hanno fottuto…disgraziati. Lui i piccioli ce li ha. Tanto è vero che la moglie ce li ha conservati…ce li ha messi a guzzane (ce li ha sistemati a blocchi, ndr)”. “Però io ce l’avevo detto – prosegue Riina – Binnu..usciamone…e lui mi ha detto: per ora sono messo, che so…ci sono cristiani…Che ti hanno detto le persone? Perfetto! Binnu…mischino mi è dispiaciuto, era una persona, era un grande uomo e un signore… Era serio”.

Riina racconta poi l’uccisione di Rocco Chinnici nel 1983 a Palermo: “Ammazzare…tutti ad ammazzare, vigliacchi che sono. Perché poi che succedeva, li cercavamo e gli sparavamo…. ed andavamo a finire nei palazzi…zu…zu..Ma che cosa fai? E saliva e scendeva…figlio di puttana”.

“L’altro giorno c’era Caponnetto – dice qualche minuto più tardi Riina – che si dava pugni in testa…pugni in testa si dava. È finito tutto, è finito tutto…”. “C’è chi è…il culo ve lo fa – prosegue -, minchia però lo ammettono, l’hanno ammesso che …sono tutti morti… ce ne andiamo, che cosa è successo? Un povero di montagna, un poveraccio contadino, un contadinotto del paesotto. Un poco di pazienza, dobbiamo combattere, ci dovete combattere. Il rospo ve lo dovete ingoiare, il rospo, vi dovete ingoiare il rospo prima”.