In qualità di presidente del Consorzio Trapanese “Legalità e Sviluppo”, aveva tenuto a dicembre un seminario in Prefettura che analizzava la normativa in tema di corruzione. Dalla teoria alla pratica il passo è stato breve. Oggi il sindaco di Calatafimi-Segesta Nicolò Ferrara, 57 anni, è stato arrestato con l’accusa di avere ricevuto dall’imprenditore Francesco Fontana, titolare della omonima impresa individuale, tremila euro, per l’aggiudicazione in un’asta pubblica di un compattatore comunale da dismettere.
Con Ferrara, indagato anche per falsità ideologica e turbativa d’asta, sono finiti ai ‘domiciliari’ anche due imprenditori palermitani Ettore e Enrico Crisafulli di 69 e 33 anni, padre e figlio. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del Tribunale di Trapani, Lucia Fontana, su richiesta della Procura. Altri otto gli indagati. L’inchiesta ha preso il via da una denuncia presentata alla polizia di Alcamo da un dipendente dalla Simaco (impresa edile gestita dai Crisafulli), società appaltatrice dei lavori di “urbanizzazione primaria della zona artigiana di contrada Sasi di Calatafimi – Segesta” “in merito a presunte pressioni subite circa l’assunzione di lavoratori da parte di tecnici incaricati dal comune”.
Dopo l’esposto sono scattate le intercettazioni delle conversazioni tra pubblici amministratori, dipendenti comunali ed imprenditori interessati ai vari appalti aggiudicati dal Comune di Calatafimi – Segesta. Gli investigatori hanno poi puntato l’attenzione sulla vendita, mediante asta pubblica di alcuni autocompattatori utilizzati per la raccolta di rifiuti nel territorio comunale ed in dismissione. Ferrara, secondo i magistrati, avrebbe invitato il responsabile del Settore Finanziario a sospendere l’asta pubblica per prendere tempo in modo da garantire a Fontana l’esito favorevole della vendita a causa di una imprevista partecipazione alla gara pubblica di un’altra impresa.
L’imprenditore avrebbe ammesso in un interrogatorio di avere versato i tremila euro al sindaco. Il primo cittadino è anche indagato per avere nominato come responsabile dell’Ufficio Tecnico un dipendente privo di laurea I Crisafulli sono invece indagati per intestazione fittizia di beni finalizzata ad eludere l’applicazione di eventuali misure di prevenzione patrimoniale nei loro confronti.
Ettore Crisafulli ha precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso, bancarotta e truffa ai danni di Enti pubblici, “il che spiega l’esigenza di ricorrere a prestanomi di fiducia al fine – affermano gli investigatori – di evitare di comparire quale diretto e personale gestore di società attive sul mercato imprenditoriale, e per prevenire l’applicazione di misure di prevenzione di natura patrimoniale”.
L’imprenditore in passato è stato sottoposto a programma speciale di protezione per avere testimoniato in un’indagine legata al boss Angelo Siino. Durante l’operazione sono state eseguire 11 perquisizioni domiciliari tra Calatafimi-Segesta, Palermo, Roma e Salaparuta.












