l43-francesco-messineo-130612152117_medium“La mafia ha un notevolissimo peso elettorale. Centinaia di migliaia di voti possono essere mobilitati da Cosa nostra”. Il concetto non è del tutto nuovo, ma fa sicuramente effetto se a esprimerlo è il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, in audizione davanti all’Antimafia.

“Nella nostra banca dati – ha aggiunto ci sono cinquemila soggetti legati a Cosa nostra, molti vivono nella società civile. Vi lascio immaginare che forza elettorale sono in grado di mobilitare”.


Nel distretto di competenza della Procura di Palermo secondo Messineo “ogni Comune ha il suo bravo gruppo mafioso. Lo scioglimento non risolve perché dopo la gestione commissariale il gruppo mafioso prende nuovamente il controllo”.

Il procuratore ha fatto dei riferimenti specifici: “Cosa nostra ha interessi a interferire sulle attività economiche pubbliche in Sicilia”. E senza esprimere giudizi sulla giunta Crocetta, “il dato di fatto è che è diverso il rapporto instaurato con le istituzioni giudiziarie e di polizia. Il numero delle denunce è cresciuto in maniera esponenziale”.

“Le mani dei clan anche sui distributori di benzina – spiega – un business redditizio: truccando le colonnine in modo che segnano più di quanto effettivamente erogato, un solo distributore rende 15 mila euro l’anno”.

Gli attentati ai magistrati come conseguenza del felice esito della trattativa tra Stato e mafia. È l’ipotesi che fa davanti all’Antimafia il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. Ricostruendo lo scenario di quegli anni, Messineo parla di “dati che potrebbero sostanziare l’ipotesi che l’aggressione ai magistrati sia collegata alla trattativa che aveva invece messo in salvo i politici”.