gdf_auto_ufs--400x300Il gip di Messina ha accolto la richiesta di arresto della locale Procura per il parlamentare nazionale del Pd Francantonio Genovese nell’ambito di un’inchiesta sulla formazione. Il provvedimento è sospeso ed è stato inviato alla presidenza della Camera. E’ la prima volta, in questa legislatura, che è richiesto l’arresto di un parlamentare.

“Genovese nel corso del tempo ha acquisito, grazie a una rete di complici riferibili anche alla propria famiglia, il controllo di numerosi enti di formazione operanti in tutta la Sicilia e, parallelamente, di una serie di società che gli hanno permesso di giustificare le appropriazioni, così da lucrare illeciti profitti”, scrivono gli investigatori sul rapporto.


Il provvedimento del gip, che ipotizza il reato di associazione per delinquere, riciclaggio, peculato e truffa, dispone gli arresti in carcere. L’atto è stato già notificato da guardia di finanza e da agenti della squadra mobile della questura di Messina alla presidenza della Camera, che darà il via all’iter per la richiesta di autorizzazione.

“Per comprensibili ragioni di opportunità, non disgiunte dall’alto senso di rispetto che ho sempre avuto nei confronti delle istituzioni, dei colleghi di partito e dei parlamentari tutti, anticipo la mia determinazione ad autosospendermi dal Partito democratico e dal gruppo parlamentare”, comunica Genovese. “Con riferimento alla richiesta di autorizzazione a procedere presentata alla Camera dei deputati, mi preme chiarire che, al momento, ho avuto contezza solo dei capi di imputazione e non delle ragioni a sostegno delle accuse mossemi. Sin da ora, tuttavia, anche alla luce di quanto emerso, in questi ultimi mesi, nel corso di un parallelo procedimento penale e avuto riguardo alla documentazione già depositata agli inquirenti dai miei difensori, sono certo di poter fornire ogni chiarimento utile ad escludere la sussistenza degli addebiti che mi vengono contestati. Ciò farò, con serenità, in ogni sede, non esclusa quella parlamentare”.

Nell’ambito della stessa inchiesta quattro persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari da polizia e guardia di finanza. Si tratta dell’ex sindaco di San Piero Patti (Messina) Salvatore La Macchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio e il commercialista Stefano Galletti: i primi tre sono collaboratori della segretaria politica di Francantonio Genovese. Giunta e Fazio sono anche collaboratori del deputato regionale del Pd Franco Rinaldi, cognato di Genovese, e anche lui indagato. Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, al peculato e alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate al finanziamento di progetti formativi tenuti da numerosi centri di formazione professionale. Oltre ai già noti Lumen, Aram, Ancol sono finiti sotto inchiesta anche gli enti Enfap, Enaip, Ial, Training service L&C Learning e consulting, Cesam, Ecap, Esofop, Apindustria e Reti.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto, Sebastiano Ardita, avrebbero permesso di accertare che i soggetti indagati, attraverso gli enti di formazione e società appositamente create, grazie a prezzi gonfiati per l’acquisto di beni e servizi o, addirittura, a prestazioni totalmente simulate, sottraevano a loro vantaggio i fondi assegnati per lo svolgimento dei corsi di formazione. La gran parte degli indagati sono risultati tra loro legati da vincoli di parentela e di assoluta fiducia.

A Genovese, nato a Messina, la Procura contesta di essere stato il promotore dell’associazione per delinquere, di aver commesso il reato di riciclaggio per avere intascato, sotto forma di consulenze, oltre 600.000 euro da parte di società del proprio gruppo, parte dei quali erano provento di peculati e frodi alla Regione siciliana, e di averli poi messi in circolo mediante pagamenti per operazioni inesistenti in modo da non rendere possibile la ricostruzione delle operazioni. Secondo la tesi dell’accusa il parlamentare del Pd avrebbe anche operato un vorticoso giro di false fatture tra sé stesso e società del gruppo a lui riconducibili per frodare sistematicamente il fisco e non pagare le tasse.

La Procura di Messina ritiene che il deputato, per evadere il fisco, si sia avvalso della società Caleservice, trasferendo alla stessa la gran parte del proprio reddito personale e successivamente caricando sui suoi bilanci, come costi societari, tutte le spese personali e della famiglia rendendo così i corrispettivi esenti da tassazione, ed anzi utilizzandoli come costi per aggravare il passivo dell’azienda.

A Genovese è anche contestata la gestione di un immobile di 300 metri quadrati, della Caleservice, nel quale, secondo l’accusa, coesistevano in affitto a prezzi gonfiati ed a spese della Regione otto diversi enti di formazione che polizia e guardia di finanza ritiene siano riconducibili al deputato e gestiti da prestanomi. Quest’ultimi, è la tesi dei pm, avrebbero poi preso in affitto tutti contestualmente l’immobile con canoni che lievitavano fino a 10 volte il valore reale.

Nel corso delle indagini della Procura di Messina sui corsi di formazione, che hanno portato alla richiesta di arresto nei confronti del deputato Francantonio Genovese (Pd), sarebbero emerse complicità per l’erogazione dei finanziamenti con Salvatore La Macchia, capo della segreteria particolare dell’ex assessore regionale all’Istruzione ed alla Formazione Mario Centorrino, che secondo gli inquirenti sarebbe stato nominato proprio in quota Genovese.

Grazie a intercettazioni e a riprese video sarebbero stati riscontrati legami associativi per la cura degli interessi del gruppo Genovese. In particolare è stato possibile ricostruire l’acquisizione dell’ente di formazione Enfap Palermo, ritenuto dagli investigatori l’anello di congiunzione occulto tra Genovese ed un vero e proprio “sistema”, sottoposto al suo diretto controllo, per la cura di interessi economici e politici attraverso l’impiego di finanziamenti pubblici. Sarebbero state inoltre accertate numerose truffe mediante assunzioni fittizie all’Enfap commesse per occultare l’utilizzo di falsi dipendenti presso la stessa segreteria politica del parlamentare.

Tra le vicende prese in esame nel corso delle indagini anche la questione del ridimensionamento scolastico regionale, in ordine al quale sarebbero emersi rapporti tra Genovese e l’ex senatore Antonio Papania, anche lui del Pd, che non è stato ricandidato alle ultime Politiche, su decisione dei garanti del partito. Genovese e Papania, tramite pressioni esercitate grazie a La Macchia ai vertici dell’assessorato, avrebbero ottenuto nomine di personale tecnico-amministrativo, ma soprattutto di dirigenti scolastici. L’intento, secondo gli investigatori, sarebbe stato quello di preservare e conservare l’incarico di dirigenza in alcuni plessi scolastici per amici di Genovese, anche ai danni di dirigenti scolastici aventi diritto.