La delegazione di Canicattì dell’Accademia Italiana della Cucina, guidata dalla dirigente scolastica Dr.ssa Rosetta Cartella, si è riunita in un noto ristorante della nostra città per assaporare i piatti della tradizione di San Giuseppe, le tavolate, ma soprattutto per vivere un momento di buona cultura grazie alla relazione “La festività di San Giuseppe tra devozione, folklore e gastronomia” tenuta da una storica, la docente universitaria Gabriella Portalone la quale, traendo spunto dall’evoluzione storica delle tavolate di San Giuseppe, ha descritto le specificità che le distinguono, da regione a regione e persino da città a città. L’occasione è stata propizia per fare un excursus delle “tavolate di San Giuseppe” che nel sud dell’Italia, soprattutto nel Salento e in Sicilia, arricchiscono la festività del Santo traendo spesso origine dalla storia di queste regioni. Si sono, così, ricordati i particolari riti che dappertutto si fondano sulle tavolate imbandite che, tuttavia, assumono aspetti differenti e peculiarità proprie nelle varie provincie dell’isola
L’iniziativa è stata promossa per celebrare la “Giornata della Cultura” un appuntamento molto importante per l’Accademia che cade nel mese di marzo e che costituisce un momento di studio e di meditazione incentrato sui valori culturali della civiltà della tavola legati al territorio.
L’Accademia Italiana della Cucina, fondata agli inizi degli anni cinquanta a Milano da Orio Vergani e riconosciuta nel 2003 “Istituzione Culturale della Repubblica Italiana” con finalità tese a salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina italiana, la cultura della civiltà della tavola. Attività questa che si sviluppa grazie ad una struttura territoriale costituita da 211 Delegazioni nazionali (di cui una a Canicattì) e 76 estere.
L’Accademia ha una propria rivista, “Civiltà della Tavola”, pubblica la guida “I Ristoranti dell’Accademia”. Inoltre, molte attività culturali delle Delegazioni vengono raccolte in specifiche iniziative editoriali anch’esse finalizzate alla valorizzazione della tradizione della cucina italiana. Essa è, inoltre, dotata di una ricchissima Biblioteca nazionale ove sono custodite migliaia di pubblicazioni.
Ogni incontro dei soci dell’Accademia è caratterizzato dalla trattazione di un argomento attinente alla riunione programmata. La relazione verte su argomenti legati alla cultura gastronomica, non disgiunti da valutazioni storiche che affondano nelle tradizioni popolari per cercare di comprendere la genesi dei piatti che vengono serviti, la loro composizione, le diversità che li caratterizzano da un luogo ad un altro.
Ecco, questo è un modo, come tanti altri, di fare cultura seduti a tavola. E’ un modo per arricchire le proprie conoscenze attraverso la narrazione che viene, a turno, fatta da volontari relatori che offrono la propria preparazione professionale a beneficio dei commensali. Noti giornalisti, storici, noti cuochi, cultori e studiosi di tradizioni popolari e tanti altri esperti mettono le proprie conoscenze professionali per spiegare la genesi e la composizione dei piatti sui quali spesso e superficialmente ci soffermiamo semplicemente per apprezzarne il grado di cottura o l’accostamento dei sapori.















