La fregata Grecale, che trasportava i 206 superstiti del naufragio nel canale di Sicilia e i 17 cadaveri delle vittime, è arrivata nel porto di Catania poco prima delle 19. Una nave da crociera le ha lasciato il posto, con i passeggeri della Star Pride Nassau (diretta a Civitavecchia) che incuriositi hanno osservato i numerosi cronisti e operatori televisivi radunati sul molo in attesa dello sbarco.
Agenti della squadra mobile e delle polizia scientifica di Catania sono saliti a bordo per le indagini avviate dalla Procura sul naufragio. Prima dell’approdo al porto, gli investigatori hanno raggiunto la nave della marina militare con una motovedetta e hanno cominciato subito l’attività operativa alla ricerca anche di eventuali scafisti.
“Non è chiaro il numero dei dispersi nel naufragio del barcone carico di migranti nel canale di Sicilia – ha affermato il comandante della Grecale, Stefano Frumento -: i racconti dei sopravvissuti non sono convergenti, ma quel tipo di imbarcazione solitamente porta 200-250 persone.
Ma è difficile dare un cifra ufficiale e le ricerche continueranno”. Due uomini che potrebbero essere gli scafisti sarebbero stati identificati. Ci sono dei sospetti che la polizia sta verificando, come ha confermato lo stesso comandante.
Circa 30 circa i volontari della Croce rossa impegnati a fornire assistenza ai migranti superstiti. La Cri ha predisposto sul molo quattro tende telescopiche a montaggio rapido, quattro ambulanze e un mezzo per il trasporto di persone e materiale. “Ormai è evidente che l’Unione europea deve predisporre un piano di accoglienza per queste persone che fuggono dalla guerra e dalla fame: Mare Nostrum deve diventare un’operazione di portata europea – dice Francesco Rocca, presidente nazionale della Cri -; è solo aprendo dei corridoi umanitari che sarà possibile garantire l’accesso dal sud del Mediterraneo in Europa a tutte queste persone, salvaguardandone la vita e il rispetto della dignità umana”.
“L’Europa e il governo italiano non possono ricordarsi di questo fenomeno soltanto quando si verificano dei morti: Catania non si tira indietro e anche oggi faremo la nostra parte, con la dignità della nostra gente, ma va detto chiaramente che siamo al collasso”. Mentre al porto etneo arriva la nave Grecale che oltre ai 206 superstiti trasporta i cadaveri dei 17 migranti morti nel naufragio nel Canale di Sicilia, tra i quali 12 donne e due bimbe (una di pochi mesi, un’altra di pochi anni), il sindaco Enzo Bianco esprime la sua preoccupazione.
“Ricordo la commozione che l’Europa intera provò quando a Catania, nell’agosto scorso – osserva Bianco -, alcuni disperati morirono annegati a pochi metri dalla spiaggia della Plaia, quel confine europeo che rappresentava la loro terra promessa. Il giornale tedesco Die Welt parlò di scena apocalittica. Allora a Catania fu proclamato il lutto cittadino. E anche adesso la città non si sottrae alla solidarietà per i superstiti e alla pietosa accoglienza di questi altri morti. Ma non possiamo andare avanti così. Non è più un’emergenza saltuaria quella che ci troviamo ad affrontare, visto che ormai si protrae da mesi, se non da anni come a Lampedusa, con una frequenza degli sbarchi quasi giornaliera lungo le coste della Sicilia e con un incremento esponenziale nella zona orientale dell’Isola”.
“La Sicilia non ce la fa più – rimarca Bianco – e la prospettiva, a sentire le previsioni del governo nazionale, è quella di un ulteriore aggravamento della situazione degli sbarchi con centinaia di migliaia di persone che attendono di imbarcarsi per raggiungere il confine europeo, la Sicilia. È soprattutto l’Europa, oltre al governo italiano, ad avere la responsabilità: è inumano – conclude il sindaco di Catania – voltarsi dall’altra parte, bisogna dare alla Sicilia mezzi e strumenti per affrontare quest’emergenza umanitaria continua”.
Anche il segretario provinciale del sindacato di polizia Siap di Catania, Tommaso Vendemmia, denuncia una situazione drammatica attraverso una lettera al capo della polizia in cui sollecita “l’assegnazione di risorse di uomini e mezzi. L’operazione Mare Nostrum concentra gli sbarchi nel porto di Catania. Ma la situazione organizzativa in carico alla polizia di Stato è al collasso. Gli agenti occorrenti per l’accoglienza e la successiva vigilanza sono gli stessi che operano nel territorio e la questura è costretta a chiedere i turni di lavoro straordinari. La IV sezione dell’ufficio dell’Immigrazione deve lavorare incessantemente per le operazioni di accoglimento e le pratiche del Cara di Mineo con soli 25 operatori che, tra l’altro, devono lavorare agli sportelli di viale Africa”.
Vendemmia sottolinea che “si sta lavorando in piena emergenza, sottraendo risorse al territorio e che la situazione rischia di precipitare se non giungeranno rinforzi per sostenere Mare Nostrum. Inoltre, la mole di persone accolte non consente controlli sanitari immediati e pertanto, i colleghi rischiano direttamente di essere contagiati”.












