Il teste chiave dell’inchiesta sull’omicidio del rotamat di Ravanusa ma trapiantato a Desio, Paolo Vivacqua, ucciso il 14 novembre 2011 con sette colpi di pistola nel suo ufficio, non conferma le accuse e azzera, in pratica ogni dichiarazione precedente. Stamani nel corso dell’incidente probatorio svoltosi davanti al Gip del Tribunale di Monza, Alfredo De Lillo, presente il Pm, Donata Costa e gli avvocati delle persone arrestate tra cui l’agrigentino Salvatore Manganello, l’acquisizione della prova prima della celebrazione del processo non ha dato gli esiti sperati. Guttuso ha fatto dietro front totale, non ha ammesso alcuna circostanza, negata persino quella legata all’uso della moto ad opera dei killer che hanno ucciso Vivacqua. In primo momento Guttuso aveva raccontato agli inquirenti di avere prestato il giorno prima dell’omicidio dell’imprenditore siciliano il suo scooter ad Antonio Giarrana e di averlo riavuto indietro proprio il 14 novembre del 2011, quando Giarrana come conducente e Radaelli come trasportato si sono presentati da lui per la restituzione del ciclomotore che, a suo dire, aveva la targa coperta da scotch di colore nero, che lo stesso testimone ha dovuto staccare.
Non è vero nulla, ha detto oggi Guttuso. Io non ho visto nulla. Dello scotch ho saputo perché me lo ha detto l’addetto di un lavaggio dove avevo portato la moto per farla lavare. Io non ho visto nulla. Lo stesso testimone si è dichiarato sorpreso per il suo coinvolgimento in questa vicenda e di averlo appreso dai giornali. Nel corso dell’incidente probatorio Guttuso non ha fatto mistero di non starci con la testa in alcune occasioni.
L’inchiesta sull’omicidio di Paolo Vivacqua, dunque, riparte da qui.
Per questo delitto sono finiti in carcere della ex moglie della vittima, Germania Biondo il presunto amante, Diego Barba, ravanusano trapiantato a Desio, Salvino La Rocca, di origini siciliane, Antonio Giarrana e Antonio Radaelli, ravanusano il primo, brianzolo il secondo, freschi di condanna all’ergastolo il primo a 18 anni il secondo, per aver ucciso Francesca Lojacono, consuocera di Vivacqua.
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