venerdi-santo Impossibile durante le processioni religiose effettuare “inchini” davanti alle abitazioni dei mafiosi che risiedono a Canicattì. Da due anni a questa parte, infatti, il commissariato di pubblica sicurezza della città, guidato dal vice questore Valerio Saitta, valuta attentamente tutti i percorsi delle processioni religiose che si svolgono in paese evitando che le stesse possano attraversare strade dove abitano persone in odor di mafia.

Ma sempre a Canicattì da qualche anno a questa parte sempre su ordine della polizia non viene fatta svolgere la tradizionale “Rietina”, la sfilata delle carrozze e dei cavalli per evitare che anche in questo caso possa essere reso “omaggio” a qualcuno. Se recentemente si è svolta anche in questo caso la polizia ne ha modificato il percorso vietando che sfilassero i cavalli ma soltanto le carrozze ed i carretti tipici siciliani.


Si tratta di provvedimenti che gli inqurenti hanno preso ormai da tempo e dopo avere accertato che in passato anche a Canicattì, si era no verificati casi di “inchini” con il simulacro del Santo o della Madonna condotto in processione che aveva fatto tappa davanti all’abitazione di personaggi che avevano avuto problemi con la giustizia per questioni di mafia.

Il dirigente del commissariato di Canicattì, il vice questore Valerio Saitta- non conferma e non smentisce quanto sta avvenendo limitandosi a dichiarare: “in un paese come Canicattì che ha pagato un alto prezzo nell’affermazione di valori importantissimi come legalità e giustizia con due magistrati uccisi dalla mafia, Rosario Livatino, Antonino Saetta ed il figlio Stefano, va da se che i percorsi delle processioni religiose vengano controllati attentamente da parte degli organi inquirenti”.

Una risposta, quella del dirigente, che suona come una conferma a quello che sta avvenendo in città. Negli anni passati sono state diverse le processioni oggetto di informativa da parte della polizia. Per questo motivo è stato adottato il provvedimento preventivo.