Cambiano le gestioni, i sistemi, le filosofie ma l’igiene pubblica è sempre un bluff di cui non si parla o si parla pochissimo. La politica è stata sempre causa di disservizi e di costi esorbitanti che spesso soffocano le potenzialità dei contribuenti. Oggi, tempo di crisi e di carestia, non attuando la raccolta differenziata in una città che scoppia di rifiuti, mentre gli oneri sono lievitati al massimo storico , è una omissione gravissima e intollerante. Come può essere accettabile sostenere costi cosi corposi per infoltire le casse di società che, offrendo servizi lacrimevoli, non riescono neppure a pagare il personale e figure professionali che sono, per altro, la risultante compromissoria di una politica ottusa e irriguardosa delle classi più deboli.
I comuni e i politici, che dovrebbero tutelare gli interessi della gente, cosa riescono a fare se non aumentare le imposte che ormai toccano livelli di scrocco, per assicurare il loro minimo spazio vitale?
A questo deve essere aggiunta la mancanza di flessibilità, in malafede, quando queste imposte toccano una seconda casa, com’è accettabile che un nucleo familiare paga due volte per i servizi di cui usufruisce una sola volta? È uno dei tanti paradossi che ormai stanno affossando il Paese davanti agli occhi di tutti. Com’è concepibile pagare una IMU al 10,60 per mille per un bene che non ha mercato?
Quando tempo ancora potranno resistere i nostri contribuenti volenterosi, che pagano, prima che arrivino al fallimento? Intanto nel Palazzo si pensa di stabilire nuovi nuove balzelli sulle spalle dei cittadini, Tasi – Tari – IUC per garantire quei servizi essenziali, dice qualcuno, che ormai non esistono più.
A proposito di servizi, ma i costi della pubblica illuminazione non erano caricati sulla bolletta elettrica che ciascuno di noi paga? (S.C.)
















